I geologi: «Mettere in sicurezza patrimonio pubblico e privato»
«A sei anni di distanza dal terremoto in Emilia Romagna, vogliamo dire che è necessario adottare misure e strumenti volti alla mitigazione del rischio sismico nel nostro Paese per due ragioni: la...
«A sei anni di distanza dal terremoto in Emilia Romagna, vogliamo dire che è necessario adottare misure e strumenti volti alla mitigazione del rischio sismico nel nostro Paese per due ragioni: la prima è quella di tutelare le generazioni future grazie a corretti comportamenti da adottare in caso di eventi sismici e la seconda è quella di mettere in sicurezza il patrimonio edilizio italiano, pubblico e privato».
Il consigliere emiliano Consiglio Nazionale dei Geologi, Gabriele Ponzoni, ribadisce ancora una volta il concetto della prevenzione: «A tal proposito, la figura del geologo professionista è fondamentale per la conoscenza delle abitazioni in cui viviamo, proprio per sapere se le nostre case sono state costruite con adeguati criteri antisismici o se viviamo in abitazioni poco sicure in caso di terremoti».
Il tema insomma è sempre quello. Prima e più delle infrastrutture ordinarie, il territorio abbisogna di una infrastruttura indispensabile, quella della sicurezza: «Il terremoto ha generato, come sempre purtroppo accade, vittime e danni di carattere economico ad attività e strutture, ma in quest’occasione, oltre alla tragica e consueta sequenza di effetti, il terremoto ha evidenziato nuovi scenari», dichiara Vincenzo Giovine, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. «Innanzitutto - spiega il geologo lombardo - ha colpito un territorio ritenuto a bassa sismicità, preparato più ad affrontare problemi legati a fenomeni alluvionali anziché sismici. Inoltre, a livello di effetti provocati, si è assistito non soltanto a una diversa distribuzione degli stessi con differente entità di danno dei fabbricati posti in zone adiacenti tra loro, ma anche al verificarsi di fenomeni di liquefazione delle sabbie. Il problema ha quindi evidenziato non solo una diversa vulnerabilità degli edifici ma, soprattutto, una forte componente di carattere geologico legata alla natura dei terreni, all'idrogeologia e al loro comportamento in termini di amplificazione sismica. I geologi poi segnalano le differenti sensibilità istituzionali su questo tema. Con la risposta normativa della Lombardia e quella inconsistente del Veneto, dove si ricorderà, era attesa la terza scossa, mai arrivata, dopo quelle del 20 e del 29 maggio di sei anni fa».
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