L’avvocato Valerio Vartolo «La stampa deve raccontare»
Difendere il diritto dei cittadini a restare informati, onorando così il diritto dei cittadini ad essere informati. Con queste espressioni, l’avvocato Valerio Vartolo ha spiegato la costituzione di...
Difendere il diritto dei cittadini a restare informati, onorando così il diritto dei cittadini ad essere informati. Con queste espressioni, l’avvocato Valerio Vartolo ha spiegato la costituzione di parte civile al Processo Aemilia dell’Ordine dei Giornalisti e dell’Associazione Stampa Emilia Romagna.
Per ciascuno, nella sua arringa, ha chiesto un risarcimento danni di 50mila euro.
«La stampa emiliana ha deciso di essere parte civile non soltanto per le condotte specifiche delle minacce ai giornalisti, ma anche per difendere il diritto dei cittadini», ha detto Vartolo.
Non si è trattato dunque di una difesa della categoria dell’informazione, ma, è stato sottolineato dall’avvocato, della stessa democrazia.
Nonostante non si sia voluto entrare nelle polemica extra processuale – quella degli imputati che volevano la stampa fuori dal processo, accusandola di faziosità, e quella degli avvocati difensori degli imputati, che vogliono mettere “sotto esame” i giornalisti – il legale, ex Ossigeno e oggi impegnato con Articolo 21, ha ribadito che la stampa «ha svolto il proprio dovere al servizio dei cittadini, raccontando prima l’inchiesta e poi il processo, e che imputata è la mafia, non la stampa».
Per calcolare la richiesta di danno, il legale dei giornalisti ha scelto un ragionamento “al contrario”: «Cosa sarebbe stata l’Emilia senza che persone come Franzini, la Pignedoli e tutti i giornalisti emiliani avessero resistito alle minacce e ai rischi? Cosa sarebbe stato questo paese senza che ci fossero stati i tributi di sangue di Siani, Impastato, Francese e Spampinato?»
Vartolo ha concluso citando il presidente americano Jefferson: «Laddove la stampa è libera, le menti sono libere e non potrà esserci mai nessun pericolo».
Tra le parti civili, un ruolo rilevante nell’udienza di giovedì scorso ha poi assunto la arringa di Enza Rando, avvocato modenese, in rappresentanza di Libera, Fita Cna e sindacato.
Rando ha concluso la sua lunga esposizione, citando Don Ciotti: «Giovanni Falcone ce lo ha insegnato: la lotta alla mafia è una battaglia di legalità e di civiltà. Per combatterla non bastano le leggi se prima non le abbiamo scritte nelle nostre coscienze».
Il processo riprende oggi. Toccherà alle difese scrollarsi di dosso la richiesta di condanne che, tutto compreso, sfiora per i circa 140 imputati i 2.000 anni di reclusione, oltre a richieste di danni da decine di milioni di euro.
Inizia l’ultima battaglia di quello che il legale di parte civile della regione ha definito, nei numeri, il più grande processo celebrato nella storia della Repubblica. (ase)
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