Misericordia: buco da 2 milioni Via al processo, mancano i testi
Se il processo è il momento in cui si svelano le accuse in pubblico, ieri si è sentito davvero poco contro i tre imputati per il presunto buco da due milioni di euro riscontrato dalla guardia di...
Se il processo è il momento in cui si svelano le accuse in pubblico, ieri si è sentito davvero poco contro i tre imputati per il presunto buco da due milioni di euro riscontrato dalla guardia di finanza nella contabilità dell’associazione La Misericordia, quando ancora gestiva anche i Cie di Modena e Bologna: al banco degli accusati ci sono l’ex presidente dottor Daniele Giovanardi (gemello di Carlo), il suo ex braccio destro Anna Maria Lombardo e il commercialista Tiberio Bonvicini.
Alla prima udienza di ieri infatti si è purtroppo dovuto assistere a un pomeriggio buttato via per mancanza di testimoni che pure erano stati convocati. Dovevano essere sei, quelli chiamati dall’accusa: uno ha parlato ma raccontando ben poco di interessante, due sono risultati essere anche testimoni della difesa e quindi sono stati per ora accantonati; e tre, i più importanti, non si sono neanche presentati. Il motivo: la cancelleria della Procura ha spedito una mail per chiamarli in aula ma non c’è stata risposta e non sono venuti. Il giudice Mazzacuva, chiaramente infastidito dallo spreco di tempo, ha detto che segnalerà l’accaduto al presidente della sezione penale del Tribunale. Impossibile dargli torto: quando si parla delle gravi lungaggini della giustizia ci si riferisce anche a questi “inconvenienti” L’udienza è stata rinviata a novembre.
Quanto all’unico testimone utile, si tratta di un ex dipendente che subito dopo la scoperta dell’ammanco - ancora non quantificato - ha dato una mano come volontario per ricostruire la documentazione e chiarire l’accaduto. «Ho cercato di capire, di fare ordine nella documentazione, ma è stato difficile - ha detto spiegando quanto fosse lacunosa - mancavano tanti documenti. Abbiamo chiesto l’accesso contabile ma quando l’abbiamo ottenuto abbiamo scoperto che arrivava fino al 2011. Per gli ultimi due anni non c’era più un criterio nella gestione della segreteria».
Il testimone ha poi raccontato che mancavano giustificazioni specifiche nei documenti trovati soprattutto per la Coop Ghirlandina (i cui trasferimenti sono la centro del caso, ndr), che gestiva parte dei servizi Cie: non si spiegava il motivo degli esborsi, né il flusso di denaro in uscita». (c.g.)
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