Nell’aula della classe i processi di mafia con le intercettazioni
Al Barozzi lo spazio della legalità: udienze simulate, incontri Un video dei giovani: «No alla cultura di chi si crede furbo»
Simulazioni di processi, ricerche, gruppi di lavoro. Sono alcune attività che si potranno svolgere nell’aula della Legalità inaugurata ieri all’istituto Barozzi.
Lo spazio è stato voluto da studentesse e studenti di seconda. Giovani di diverse classi ed etnie, accomunati da un desiderio di conoscere per «trasformare la nostra vita in positiva e grande».
Lo hanno sottolineato ieri mattina, presentando un video da loro realizzato.
Il filmato va contro la concezione secondo cui «È normale, lo fanno tutti». Il loro primo atto è stato incontrare Alessandro Gallo, direttore artistico dell’associazione Caracò e testimone privilegiato dell’impegno contro la criminalità organizzata. Da Napoli s’è trasferito in Emilia per sfuggire alla camorra che aveva conosciuto nel contesto familiare e insegnare ai ragazzi.
Il progetto “Cittadini del domani” ha favorito l’incontro con i giovani del Barozzi, che hanno voluto creare il primo gruppo di lavoro.
«Abbiamo letto una serie d’intercettazioni - ha ricordato Gallo - e ci siamo posti domande su come sia possibile che l’Italia è un Paese di corrotti e corruttibili».
«Siamo stati colpiti dalla banalità degli atti d’illegalità e corruzione», hanno ripreso i giovani. Il gruppo aveva pensato di trasformare le intercettazioni in un’opera teatrale, ma ha scelto il formato del video per trasmettere meglio i contenuti.
Un messaggio su cui il direttore artistico ha confermato di aver lavorato molto in varie zone d’Italia è lo smantellamento del concetto per cui “la prima mafia è lo Stato”.
«Dalle intercettazioni emerge una sottile zona grigia - ha aggiunto Gallo - e non è vero che loro non la percepiscono e non la vivono». Ne potranno continuare a discutere nel nuovo spazio, che non sarà adibito esclusivamente alle lezioni degli insegnanti di diritto. La peculiarità del progetto sono infatti le attività svolte in prima persona dalle ragazze e dai ragazzi.
«Sconfiggere la mafiosità nei nostri comportamenti è un insegnamento che ricorderete ancor più delle lezioni», ha garantito ieri l’assessore regionale alle Politiche per la Legalità Massimo Mezzetti. L’assessore ha ricordato i proiettili di avvertimento in busta ricevuti dieci anni fa e il processo Aemilia.
«La mafia sulla prevaricazione fisica e morale - ha ammonito Mezzetti - e agire sull’idea del “fatti più furbo”, che vuol dire essere disonesto, dal saltare la fila al far lavorare in nero negli appalti». Il percorso educativo è ancora lungo.
Molti studenti ieri hanno ammesso di non conoscere i due volti inseriti nella locandina: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, giudici uccisi dalla criminalità organizzata per il loro impegno contro la mafia. L’aula della Legalità potrà essere una rampa di lancio verso le risposte per «imparare insieme», come auspicato ieri dai giovani. (g.f.)
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