Si Cobas a Modena per il caso Milani: «Il mio processo? Si fa in piazza»
Il leader imputato per estorsione replica alla richiesta del giudice di evitare cortei. Centinaia di manifestanti in centro
MODENA. Centinaia di sindacalisti e lavoratori hanno sfilato come un serpentone per il centro storico in una manifestazione in sostegno di Aldo Milani, il sindacalista coordinatore nazionale dei Si Cobas che ieri era imputato al processo per tentata estorsione ai danni dei fratelli Levoni nell’ambito della vertenza Alcar Uno a Castelnuovo. Mentre la manifestazione si è svolta senza incidenti, il processo è stato rinviato all’11 luglio con una diversa composizione del collegio dei giudici, in quanto uno dei tre magistrati è stato sostituito. Quindi di fatto la prima udienza è andata a vuoto.
L’attesa era forte e anche la tensione era palpabile in corso Canalgrande ieri mattina: lo spiegamento di forze dell’ordine non ha però impedito il raduno di delegazioni di Si Cobas dal nord Italia per dare sostegno al loro leader. Come noto, infatti, l’accusa riguarda sia Milani che Danilo Piccinini, l’ambigua figura di mediatore che secondo i Levoni - parte civile al processo, assistiti dall’avvocato Cosimo Zaccaria - trattava per conto dei Si Cobas, mentre, al contrario, per Milani era un intermediario dei Levoni. Al centro del caso seguito dal capo della Squadra Mobile dottor Marcello Castello, si trovano una telefonata tra i due e soprattutto l’incontro al tavolo per la vertenza durante il quale uno dei Levoni ha allunga a Piccinini una busta con 5mila euro mentre Milani parla. Una scena ripresa da una telecamera, finora rimasta senza audio, che proverebbe il ricatto per chiudere la dura vertenza sindacale dell’azienda di carni.
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Questa accusa è respinta con sdegno da Milani che inizialmente era stato rinchiuso in carcere a Sant’Anna in custodia cautelare. E ieri mattina, al termine dell’udienza-lampo, lo stesso Milani si è presentato in corso Canalgrande per spiegare la sua posizione circondato dai sindacalisti Si Cobas.
«Ci aspettavamo di poter cominciare il processo e invece tre giorni fa ci hanno detto che era cambiato il giudice - ha spiegato il leader del Si Cobas - quindi ora inizia una nuova fase. A questo punto la domanda che uno può porsi è: perché hanno cambiato giudice? Evidentemente l’altro non se la sentiva. Non c’è nessuna prova a mio carico. Né nelle intercettazioni né ho detto mai a nessuno di darmi questo o quello. Sicuramente non mi faccio corrompere, tanto meno per 5mila euro», ha aggiunto.
«Già questa mattina i giudici hanno avvisato i nostri avvocati perché non si facciano manifestazioni perché i processi si fanno in aula. Noi sappiamo invece che questi processi li fanno dietro le aule e quindi siamo venuti in piazza per cercare di gestire il processo politicamente; l’accusa nei miei riguardi è politica, mica giudiziaria».
E a margine del suo caso ha detto: «Sta aumentando la repressione nelle situazioni di lotta che stiamo portando avanti. Oggi, alle 4 di mattina, un nostro coordinatore di Genova che era in albergo a Bologna per venire a questa manifestazione, ha ricevuto la notifica di una denuncia per una manifestazione avvenuta a Genova. Gliela fanno all’alba mentre dorme in albergo. È il colmo, non è mica un mafioso. La comunicazione della denuncia poteva essere fatta il giorno dopo. Lo dico per far capire come sta aumentando il clima repressivo».
Così presenta le accuse contro di lui: «Migliaia di pagine di intercettazioni trascritte e non c’è una volta in cui si possa risalire a me e alle accuse che vengono fatte. C’è una telefonata tra me e Piccinini, l’intermediario dei Levoni. È l’unica cosa che hanno. Nella telefonata Piccinini mi chiede quanto prendono i Si Cobas come cassa di resistenza per gli scioperanti. Io gli dico 10mila euro. E lui dice: “Ne ho chiesti 20mila”. Cosa significhi, non so. Credevo che parlasse dei lavoratori che non prendevano lo stipendio da un mese. Su queste sue parole mi accusano. Io non lo conoscevo e non lo conosco, Piccinini. Ho avuto a che fare con lui un’unica volta. Era lui che millantava in giro di conoscermi. La verità è che mi si è proposto lui come mediatore nella trattativa».
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