Bimbo fuggito, il suo disagio era conosciuto
MIRANDOLA. Si cercano tasselli per ricostruire il recente passato del bambino fuggito da casa e ritrovato a Porto Garibaldi dopo 53 ore. I carabinieri stanno lavorando su due direzioni, cercando...
MIRANDOLA. Si cercano tasselli per ricostruire il recente passato del bambino fuggito da casa e ritrovato a Porto Garibaldi dopo 53 ore. I carabinieri stanno lavorando su due direzioni, cercando riscontri al racconto fornito ai colleghi di Comacchio e agli assistenti sociali. Diventa indispensabile intanto declinare nel dettaglio i presunti maltrattamenti su cui la Procura ha scelto di aprire un fascicolo. Va accertato se davvero siano esistiti e in quali modalità oltre che analizzare la situazione sociale in cui vive il bimbo. Perché il suo disagio - da quanto si apprende - era comunque conosciuto e monitorato, senza che però mai avesse dato avvisaglie della volontà di un allontamento definitivo. E poi c’è da capire come il ragazzino abbia raggiunto i Lidi. Si parte dalla partenza da Mirandola in treno per una destinazione che il giovane non è stato in grado di indicare, forse Poggio Rusco, ma si stanno guardando le telecamere. Ha però parlato di un altro treno su cui è salito e di un autobus che lo ha portato fino al mare. Un lungo percorso in autonomia, senza soldi e senza cellulare, per la prima volta lontano dal paese in cui vive con gli zii dopo la scomparsa del padre. E senza che nessun adulto si sia posto il dubbio per un ragazzino tutto solo su dei mezzi pubblici.
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