Gazzetta di Modena

Modena

“Intoccabili”: 6 a processo e 2 condanne

di Carlo Gregori
“Intoccabili”: 6 a processo e 2 condanne

Pene per un avvocato e un ex comandante dei carabinieri. Ambrisi e Bonini alla sbarra per attività di estorsione e usura 

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“Operazione Intoccabili”: sei rinvii a giudizio e due condanne in abbreviato. Questo il dato generale della sentenza a conclusione della lunga udienza preliminare che ha visto sotto accusa un intero presunto sistema di potere predatorio a Sassuolo e dintorni collegato all’asse tra Rocco Ambrisi, figura temuta in città, e l’imprenditore di locali e bar Adamo Bonini (il primo residente a Castellarano, il secondo a Casalgrande). Il braccio estorsore e la mente usuraia, secondo il pm Claudia Natalini. Entrambi saranno processati a partire dal 19 novembre in un processo che li vede imputati per quei due reati in merito a due macro-episodi legati ad imprenditori locali debitori di denaro (in un caso per una garanzia bancaria).

Intorno a loro altre figure diverse, anche per episodi collaterali. Rinviati a giudizio Andrea e Saverio Mastrosimone (il primo residente a Sassuolo, il secondo a Termoli) per un grave episodio di tentata estorsione ricostruito dal pm Natalini. I due avrebbero provato a costringere la vedova del fratello morto in un incidente stradale a rinunciare alla potestà sulla figlia piccola: l’avrebbero accudita loro per incassare un ingente indennizzo assicurativo e il risarcimento dell’incidente mortale. Con loro era accusato anche un avvocato, Andrea Mazzacani, indicato dalla Procura come co-autore di un esposto che sarebbe potuto servire a togliere la bambina alla madre nel caso in cui continuasse a essere riottosa; esposto da consegnare ai Servizi Sociali. Mazzacani, difeso dall’avvocato Chiara Bardelli, ha chiesto e ottenuto il processo con rito abbreviato terminato ieri con la sua condanna a un anno e due mesi pena sospesa.

Altri episodi di queste torbide vicende riguardano tre carabinieri. L’ex capitano Mario Marino, all’epoca dei fatti ufficiale al comando di Modena e comandante del Reparto Operativo. È stato condannato a un anno per millantato credito anziché per il più grave reato di corruzione. L’episodio principe riguardava il contatto creato da Marino come capitano dell’Arma con un funzionario dell’Agenzia Entrate per sollecitare a pilotare in senso favorevole a Bonini una procedura di verifica fiscale in corso sulle sue attività. Un fatto che sarebbe quindi riconducibile a una “sparata” personale più che a una volontà corruttiva (ma per capire meglio bisognerà aspettare le motivazioni della sentenza).

Gli altri due imputati sono i due sottufficiali dei carabinieri allora in servizio presso la polizia giudiziaria e quindi addentro alle indagini e alle faccende della Procura che avevano pericolosi contatti con Bonini. Contatti che riguardavano, per l’accusa, favori richiesti per sconti, prestiti in denaro, auto o in cose e, in cambio, interessamento e attività in favore di Bonini. In un caso uno di loro, imputato per tentata rivelazione di atti di ufficio, avrebbe aiutato Bonini ad eludere le indagini. Il secondo carabiniere, inizialmente accusato di due episodi di corruzione, ora sarà processato per corruzione e per millantato credito.

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