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Donazioni di organi in forte aumento

di Stefano Luppi
Donazioni di organi in forte aumento

Elisabetta Bertellini (Rianimazione): «Nuove tecniche per evitare il deperimento dei tessuti dopo il decesso del paziente»

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«Il primo prelievo da donatore a cuore non battente - spiega Elisabetta Bertellini, responsabile dell’Anestesia e Rianimazione 2 del Policlinico e del medesimo reparto a Baggiovara - lo abbiamo compiuto nell’ottobre 2017. Un ulteriore grande speranza per chi attende una donazione. Sempre in quel periodo è arrivato il primo trapianto di fegato al Policlinico, con un prelievo fatto a Baggiovara da un paziente a cuore non-battente, ossia morto per blocco del cuore e non per encefalogramma piatto. Sono segni che il pianeta donazioni e trapianti a Modena funziona grazie ai cittadini e alla continua sensibilizzazione».

La dottoressa Bertellini ogni giorno segue gli aspetti relativi alle donazioni, tenendo insieme le cure mediche - fornite al massimo livello fino all’ultimo - con l'organizzazione post mortem e le relazioni con la famiglia del deceduto.

Come tenete insieme i due aspetti?

«Non è semplice - risponde - basti pensare all’importanza che sulle donazioni ha avuto la gestione moderna della terapia intensiva. Una volta il paziente veniva separato dai famigliari che oggi invece possono accedere tutto il giorno al suo letto. Noi ci occupiamo delle famiglie dei pazienti in fine vita. Per quello che riguarda le garanzie su un decesso certo ci vogliono 6 ore per attestare la morte celebrale: quindi c’è modo di ragionare per tempo all’eventuale donazione degli organi. Per autorizzare gli espianti in caso di decesso per malattie cardiache invece il cuore deve essere fermo da almeno 20 minuti. In Inghilterra invece ne bastano 5».

Partiamo dalla situazione modenese

«Qui facciamo sia i prelievi che i trapianti, attraverso entrambe le anestesie, quelle che dirigo e quelle dirette da Massimo Girardis, ossia Anestesia e Rianimazione 1 del Policlinico con anche la terapia intensiva pediatrica. Tutto ciò funziona anche grazie agli ospedali che ora si uniscono».

Che succede quando una persona muore?

«Attraverso il Centro Regionale Trapianti all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, si provvede al controllo e all’ identificazione dei possibili donatori collegati alle liste dei riceventi dei vari organi. Si lavora in base alle urgenze. Gli organi prelevati da donatori modenesi vengono gestiti dal Centro che ha il polso della situazione. Occorrono molti esami e uno screening degli organi quando qualcuno muore».

In che senso?

«Le procedure per l’accertamento di morte in Italia sono molto garantiste: come dicevamo sei ore per le morti celebrali, le più frequenti, poi interviene una commissione di tre persone. Intanto si dialoga con la famiglia per il consenso all’ eventuale donazione. Noi lo facciamo anche se il donatore deceduto è iscritto a qualche associazione di donatori o se aveva dato il via libera attraverso le nuove carte di identità. Cerchiamo sempre una mediazione, in un momento ovviamente molto difficile per i famigliari di una persona che non c’è più».

Nei film si vedono prelievi scenografici. Nella realtà?

«In realtà no. Oggi ci aiuta la tecnologia, ma certo molti anni fa, agli inizi di questa tecnica, gli organi prelevati si mettevano in ghiaccio per il trasporto».

Oggi esiste anche la donazione dopo la morte a causa del blocco del cuore

«Si chiama donazione a cuore fermo e rappresenta una nuova importante speranza per chi ha bisogno di organi, delle cornee, di parti di osso per vivere. In questo caso il cuore del donatore si ferma oltre i venti minuti e quindi il processo di donazione, attraverso una procedura medica di alta complessità, richiede un elevatissimo livello di collaborazione tra strutture e discipline diverse dei nostri ospedali, un percorso coordinato da Stefano Baroni. Questo tipo di donazione richiede inoltre l’utilizzo di sofisticati strumenti dedicati al mantenimento degli organi, ma tutto ciò ci permette di estendere il numero dei potenziali donatori, riducendo così la carenza d’organi disponibili che determina lunghi periodi di attesa in lista».

Quali organi si possono donare?

«Tutti, escluso il cervello. Oltre a cuore, polmoni, reni, siamo felici perché ridiamo la vista grazie ai modenesi a molte persone attraverso le cornee. Ma è importante anche la donazione di parti di pelle per gravi ustionati e parti di osso per chi ha tumori o grossi traumi, oltre alle valvole cardiache».

Se ne è fatta a Modena di strada dalla prima donazione, quella avvenuta nell’ottobre 1991 con la morte di Giuliana Pecorari. Nel 1998 si è verificato il primo trapianto di rene al Policlinico, mentre nel 2000 il primo di fegato e dallo scorso anno appunto c’è il prelievo a cuore fermo.

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