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Malati lasciati legati ai letti A Modena nessun caso

di Gabriele Farina

I risultati dello sforzo per un trattamento umano a 40 anni dalla Legge Basaglia Il dottor Starace: «In questi anni abbiamo investito sugli interventi psicosociali»

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«La contenzione zero a Modena è un obiettivo raggiunto, ma dobbiamo consolidarlo». È la garanzia del dottor Fabrizio Starace, direttore del dipartimento di Salute mentale dell’Ausl di Modena.

Il dirigente medico ha inaugurato ieri il convegno “40 anni di 180 tra libertà e coercizione”, ospitato dalla Camera di Commercio. Al centro la legge 180/78 (o legge Basaglia), che ha sancito la chiusura dei manicomi in nome di “trattamenti sanitari volontari e obbligatori”.

Quarant’anni dopo, i risultati sul nostro territorio sono in miglioramento. Nel 2018 non si sono registrate contenzioni dopo l’unica del 2017. In calo anche i trattamenti sanitari obbligatori (Tso), ridottisi del 28,3% nel distretto di Modena.

L’Emilia Romagna resta però la terza regione con il più alto numero di Tso in Italia (27 ogni 100mila abitanti), dietro Valle D’Aosta (28 ogni 100mila) e Sicilia (29 ogni 100mila). La strada da percorrere è ancora lunga, inutile dormire sugli allori.

Dottor Starace, quale potrebbe essere un obiettivo per i prossimi quarant’anni?

«L’altro obiettivo su cui intervenire (contenzione zero a parte) riguarda il trattamento sanitario obbligatorio, ossia tutte le forme di coercizione imposte a una persona che in un determinato momento non ritiene di fornire un consenso alla realizzazione delle cure. Gli strumenti legislativi possono esser usati per ridurre al minimo gli elementi di coercizione che talvolta eccezionalmente possono essere necessari sotto la forma di Tso».

Cos'è cambiato nei quarant’anni anni di Legge Basaglia?

«La legge ha avuto un valore enorme, rivoluzionando l’assistenza nei confronti delle persone con disagio psichico e malattia mentale. Piuttosto che una celebrazione passatista occorre però un momento di riflessione su come valorizzare e rilanciare verso i prossimi quarant’anni i principi che questa legge ha sancito».

Qual è la situazione attuale in Italia per l’assistenza alle persone con un disagio psichico?

«Il quadro riflette i principi della riforma. L’Italia ha il più basso numero di posti letto dei Paesi occidentali e uno dei più bassi tassi di Tso. Inoltre, di recente l’Italia ha realizzato un’ulteriore riforma: la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg). Complessivamente, il giudizio è positivo. Tuttavia, bisogna riflettere su un elemento: le gravissime e intollerabili diseguaglianze su un piano interregionale. Il nostro Paese è tagliato in due. In regioni del centrosud i basilari diritti della salute mentale non sono rispettati».

Come si colloca invece Modena?

«Noi abbiamo investito molto su un aspetto che rischia di essere secondario in un contesto di riduzione: gli interventi psicosociali. In modo riduttivo si pensa alla psichiatria come una semplice struttura ambulatoriale che dispensa farmaci. Non è questo il senso della riforma, che intende fornire interventi sul piano medico, ma soprattutto su quello psicologico e quello sociale. Ciò significa favorire la piena re-inclusione, restituire alla comunità persone che hanno attraversato un periodo di sofferenza psichica».

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