Nuovo forno crematorio? Un’idea che torna in voga
Le scelte funerarie dei sassolesi rendono sostenibile l’investimento economico Già individuato lo spazio nel cimitero urbano e si cercano sostenitori tra i Comuni
Sassuolo necessita ormai, visti i tempi, di un forno crematorio. L’ipotesi, già presa in considerazione dall’ingegnere Angelo Villa, ex direttore di Sassuolo Gestioni Patrimoniali, potrebbe tornare d’attualità dopo anni di dimenticatoio. In questi ultimi anni le cremazioni richieste dai familiari dei defunti (in gran parte effettuate tra Modena e Reggio Emilia, tranne alcune eccezioni) sono cresciute. Nel 2017, ad esempio, hanno raggiunto il numero di 268 (170 da persone decedute, 93 da resti e 3 trattamento di ossa). Se parametrati ai due anni precedenti i nuovi dati certificano una ormai consolidata volontà della popolazione di indirizzarsi verso questa direzione che, probabilmente, sarà incentivata anche da leggi e regolamenti restrittivi da tempo in cantiere, in materia di rinnovo delle concessioni di loculi e tombe di altro genere.
Nel 2016 le cremazioni furono 250 con 177 eseguite su persone decedute, 71 su resti e due sul trattamento ossa; l’anno precedente, infine, c’era stato un dato ancora più consistente, con 281 cremazioni totali, delle quali 176 su cadaveri, 104 su resti di persone sepolte ed una di trattamento ossa.
La location dove si potrebbe costruire, dopo gli approfondimenti del caso, il nuovo forno crematorio, è in ogni caso, il cimitero nuovo urbano, quello che confina con il territorio di Fiorano e la circonvallazione. Lo spazio in fondo alla struttura c’è e potrebbero esserci anche le distanze minime da tenere in considerazione in materia di emissioni, che dovrebbero sottostare al controllo di Ausl e Arpae.
Ma quali altri parametri sono necessari per arrivare a questo progetto? Innanzitutto quello relativo al numero delle cremazioni minime per renderlo economicamente accettabile. A questo dovrebbe contribuire un eventuale accordo con gli altri Comuni del comprensorio, lasciando in ogni caso aperte le porte all’arrivo di salme anche dai Comuni limitrofi, del territorio modenese (la pedecollina) e reggiano (i “frontisti” di Castellarano, Casalgrande e Scandiano, tanto per non spingersi troppo in là). Una popolazione di oltre 110mila abitanti per quanto riguarda i Comuni dell’Unione (Sassuolo, Fiorano, Formigine e Maranello) salirebbe fino a 150mila persone con alcuni altri Comuni delle aree appena descritte, in modo da arrivare intorno alle 1.500/ 1.800 salme trattate per anno.
Non si tratta né di progetti elettorali e nemmeno di “fiabe da libro dei sogni” ma di considerazioni dovute alla situazione attuale, con tanto di legge regionale (il trattenimento delle ceneri anche nelle abitazioni) che incentiva la cremazione. È certamente una questione di soldi ma l’Unione dei Comuni e, perché no, un fronte più ampio potrebbero portare alla realizzazione dell’impianto funerario. Per quanto riguarda l’accoglienza di un progetto del genere da parte della cittadinanza, sassolese e dei luoghi vicini, non dovrebbero esserci dubbi: l’adesione sempre più massiccia a questo tipo di scelta emersa negli ultimi tempi ne è la prima, oggettiva conferma.
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