Del Grande a Modena: «Isis finito? È presto per dirlo»
Il giornalista Gabriele Del Grande, conoscitore di prima mano della realtà medio orientale devastata dalle guerre del Califfato, a Modena racconta com'è il terrorismo islamico visto da vicino
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MODENA. Potrebbe sembrare un romanzo ma invece il libro di Gabriele del Grande è tutta realtà. Quella che il giornalista e scrittore toscano ha toccato con mano, dal Kurdistan iracheno fino all’incarcerazione in Turchia, quando venne arrestato mentre svolgeva la sua inchiesta giornalistica, un viaggio dove Gabriele ha incontrato e intervistato vari protagonisti, ognuno con la sua storia, dello Stato Islamic, detto Califfato del Daesh.
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Da quell'esperienza (Gabriele fu poi liberato due settimane dopo l'arresto in seguito ad un campagna di mobilitazione) è nato “Dawla. La storia dello Stato Islamico raccontata dai suoi disertori”, dove Dawla in arabo significa Stato ed è uno dei termini con cui i combattenti dell’Isis chiamano la loro organizzazione. Gabriele ha raccontato la genesi del libro, davanti ai presenti presso la sala comunale di Piazza Redecocca l’altra sera.
«È un’inchiesta di giornalismo narrativa - racconta Gabriele - ci sono dietro 18 mesi di lavoro e sei mesi in giro per il Kurdistan, Turchia e Europa a cercare le voci di chi ha fatto parte di quell’organizzazione che è lo Stato Islamico e cercare di raccontare dall’interno quali sono stati i meccanismi di potere, di violenza, di consenso che hanno determinato prima l’ascesa e poi la caduta dello Stato Islamico in Siria, in Iraq fino ad arrivare alla stagione degli attentati».
Un libro sostenuto Da un crowdfunding sul web dove oltre 1300 lettori hanno preacquistato il libro. Tante le testimonianze raccolte da Gabriele e diversi protagonisti nel libro, dal manifestante siriano in cerca di giustizia che si arruola nella milizia dell’Isis e che passa da vittima a carnefice all’avventuriero, come lo definisce Gabriele, un iracheno che inizia una carriera nei servizi segreti del Dawla fino ad altre storie che si intrecciano con le informazioni storiche e religiose e un linguaggio narrativo simile ad un romanzo, anche se è tutto tranne un romanzo.
Gabriele poi affronta anche la situazione attuale dello Stato Islamico: «Dopo tre anni di bombardamenti e di confronto militare sia con i kurdi, con l’esercito siriano e iracheno lo Stato Islamico si è ritirato dalle sue roccaforti, in questo momento non controlla più nessun territorio, né in Siria e neanche in Iraq, tuttavia in questi anni ha accumulato capitali di denaro, per tre anni hanno controllato il petrolio siriano e iracheno, hanno accumulato soldi e armi ed hanno ancora un migliaio di uomini su cui contare che in questo momento sono in fuga tra la Siria e Iraq e hanno cellule dormienti tra la Turchia, il Golfo e persino l’Europa ed è questo che preoccupa anche i servizi di sicurezza, nessuno sa dire se siano stati realmente sconfitti o quanto siano in una fase di riorganizzazione». (s.f.)
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