«I giovani sono una risorsa, valorizziamola»
Il vescovo Castellucci verso il sinodo di ottobre: «Saranno loro a cambiare il linguaggio della Chiesa».
Nei giorni scorsi il vescovo di Modena, don Erio Castellucci, è intervenuto insieme a un giovane del Servizio di pastorale giovanile alla trasmissione ‘Siamo Noi’ di Tv2000. Tema il prossimo Sinodo dei giovani che si terrò in ottobre, con una anteprima in agosto a Roma con papa Francesco. Dal 6 al 10 alcuni giovani della diocesi cammineranno, col vescovo, verso Roma per una setttantina di chilometri prima di arrivare da Francesco. Castellucci sarà impegnato nel Sinodo e ha spiegato: «Cosa mi preoccupa? Gli adulti. Spesso diamo valutazioni generiche sui giovani, ma dobbiamo pensare che quello che fanno o pensano è il riflesso di quello che noi abbiamo trasmesso loro. Mi preoccupa molto questo clima di lamento che percepisco negli adulti, e anche nella Chiesa, rispetto ai giovani. Questo lamento ha radici antiche: Leopardi si lamentava dei giovani della sua generazione, Seneca altrettanto ... I giovani - ha affermato don Erio - sono una risorsa. Ammiro il fatto che non si arroccano su posizioni del passato: c’è un disincanto tale da far pensare loro al futuro non come una proiezione del presente, ma come qualcosa di sempre nuovo. Il Papa ha detto pochi giorni fa ai vescovi della Cei che nell’ultimo incontro con i giovani prima del Sinodo ha visto questa creatività». Venendo al Sinodo di ottobre don Erio attende una profezia della Chiesa: «Mi aspetto la capacità di mettere la Chiesa al passo coi giovani. Che non vuol dire seguire tutto quello che dicono, ma accompagnare, discernere e integrare come dice il Papa. Di non pensare che come Chiesa dobbiamo stare seduti alla meta e indicare dall’alto la strada, ma di camminare insieme a loro».
Nel libro ‘Solo con l’altro - Il cristianesimo tra identità e relazione’, il vescovo Erio ha parlato chiaramente: «Il contatto coi giovani mette in luce che l’identità si guadagna attraverso la relazione. Noi adulti a volte siamo molto identitari e poco relazionali coi giovani, penso ad alcuni sacerdoti, educatori, insegnanti... L’identità cristiana è di relazione, il centro della fede cristiana è un Dio che si fa uomo. La Chiesa è relazione e nella nostra stessa vita noi guadagnamo la consapevolezza di chi siamo a seconda dei rimandi di genitori, amici, persone adulte. Non dobbiamo avere paura di coniugare queste due parole. Nella pratica si vede molto bene: i ragazzi accettano regole e anche dei no, ma all’interno di una relazione vera, non quando lo percepiscono come giudizio. Una parte della Chiesa è spaventata dal dialogo perchè a volte si ha paura che la posizione dell’altro venga a cambiare qualcosa. Se sono sereno con la mia identità, non ho paura che qualcun altro la arricchisca, mettendo insieme degli aspetti nuovi e mettendomi anche un po’ in crisi. Se invece ho una identità debole ho bisogno di corazzarla e nella corazza non ci sta il dialogo. Chi aggredisce poer affermare la propria identitrà paradossalmente ha una identità debole». Il finale è un flash: «Saranno i giovani a cambiare il linguaggio della Chiesa». (p.s.)
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