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Modena, così il liceo Sigonio si prepara per gli studenti

Stefano Luppi
Modena, così il liceo Sigonio si prepara per gli studenti

L’istituto che ospitò in via Saragozza a Modena le Magistrali verrà riattivato con una spesa di 9 milioni Muzzarelli: «I lavori procedono con i tempi stabilità. Inaugurazione nel 2020»

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MODENA. I numeri, per uno dei progetti più importanti sia dal punto di vista simbolico che economico della giunta Muzzarelli, sono di tutto rispetto. Il restauro dell’antico ex convento oggi sede del liceo socio-psico-pedagogico e musicale Sigonio nella sede storica di via Saragozza - chiusa dal sisma 2012 - costerà in tutto 9 milioni di euro e terminerà nel febbraio 2020, in tempo per riaprire i battenti con l’anno scolastico che inizierà a settembre.

L'EDIFICIO STORICO. Per quel tempo il centro storico della città si sarà finalmente riappropriato di un bene monumentale, risalente al XVI secolo e sede scolastica da fine ‘800. La vicinanza con i complessi di San Geminiano (università) e del San Paolo (funzioni sociali e culturali) dota la città di un comparto di notevole valore. Le dimensioni del cantiere di restauro e riqualificazione per trasformare l’edificio, affidato alla ditta Pessina Costruzioni di Milano, sono imponenti. Si interviene su 7.400 metri quadri, recuperando anche aree non utilizzate da parecchi anni, cui si aggiungono 4 mila metri quadrati di spazi all’aperto compresi gli oltre 3 mila tra cortile, chiostro e giardini interni. Ieri hanno compiuto una visita al cantiere - gestito in modo molto puntuale, vista la sua importanza - il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, il vice Gianpietro Cavazza, il dirigente scolastico Claudio Caiti e rappresentanti degli alunni.

LA GIUNTA. Muzzarelli e Cavazza sottolineano il mantenimento di una promessa: «Lo avevamo detto - spiegano - e quindi lo portiamo a compimento nella prossima consigliatura. La precedente amministrazione aveva deciso che il nuovo liceo Sigonio sarebbe dovuto nascere in un edificio nuovo, fuori dal centro, ma avremmo poi avuto questo luogo importante vuoto in un quadrante centrale di Modena. Abbiamo ritenuto che portare qui oltre 700 ragazzi nelle aule sarebbe stato molto qualificante. Insieme a studenti e insegnanti abbiamo verificato i lavori in corso per creare nelle mura storiche un luogo moderno e sicuro dal punto di vista sismico».

Il luogo merita una visita anche se siamo lontani dalla conclusione, visto che le numerose aule e laboratori previsti sono ancora allo stadio iniziale.

GLI INTERVENTI. «Ci stiamo occupando dei muri - spiegano alcuni tecnici incontrati lungo il percorso - che vanno controllati uno a uno e rinforzati. Stiamo anche eseguendo un complesso intervento sui soffitti, mantenendo gli archi delle volte che abbiamo alleggerito: la Soprintendenza non ha voluto reti interne in carbonio per cui abbiamo utilizzato quelle leggere in acciaio e riempito tutto con polistirolo espanso». I lavori prevedono anche - ovviamente - di togliere l’amianto che purtroppo era ancora presente in alcune aule prima che la normativa italiana ne bloccasse l’utilizzo. L’intervento in corso consente di mettere a disposizione della scuola l’intera sede storica di via Saragozza, in modo che non ci sia più bisogno di succursali: saranno infatti qui realizzate 40 aule di vario tipo per ospitare classi, piccoli gruppi e attività di sostegno; un auditorium con 160 posti nelle due ex chiese da cui si accedeva da via Saragozza; una biblioteca collocata in una delle ali più antiche dell’ex convento Corpus Domini oltre ad aule speciali di alta tecnologia e uno spazio per il museo della scuola. «Abbiamo toccato con mano - spiega Bianca Zironi,rappresentante del liceo - quanto stanno facendo. Il passato è importante per il futuro di questo luogo e vedere il cambiamento e l’innovazione per noi studenti è importante».

IL CANTIERE. Le fa eco il collega Andrea Bernagozzi: «Vedere le aule storiche mentre vengono ricostruite è stato per noi importante, è utile capire com’è cambiato questo spazio da quanto qua c’erano le suore». «Abbiamo visitato il cantiere - spiega il prof. Caiti - poiché abbiamo molte aspettative per questo luogo che appartiene alla città, visto che le scuole sono qua da 120 anni. I tecnici lavorano intensamente, noi nei mesi scorsi abbiamo partecipato con il Comune per definire la suddivisone spazi e collocazione dei laboratori». Alcuni laboratori vengono ricavati in spazi all’interno del comparto San Paolo, da poco ristrutturato e in parte ancora inutilizzato dopo anni, collegato al Sigonio attraverso una apertura presente tra i rispettivi ampi giardini.


 

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