Modena, trent’anni fa l’abbraccio a papa Wojtyla
Monsignor Verucchi : «Ci sentimmo comunità Ci spinse a dialogo e comprensione reciproca»
Il Papa non veniva a Modena da circa 200 anni e, per questi successivi 30 (nonostante le visite di Benedetto XVI prima e Francesco poi a Carpi) un Pontefice non ha più visitato la diocesi di Modena-Nonantola.
In molti il ricordo del 3 e 4 giugno 1988 è ancora molto vivo, non solo nei fedeli ma in tutti quelli che non vollero mancare all’incontro con Giovanni Paolo II che, da qualche tempo, è San Giovanni Paolo II.
Per ricordare la ricorrenza abbiamo intervistato mons. Giuseppe Verucchi, arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia che ai tempi era vicario generale dell’arcivescovo di Modena, mons. Santo Quadri. Mons. Verucchi, che è tornato a Modena dopo aver compiuto i 75 anni ricorda volentieri quella storica visita del Papa.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.16915688:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.16915688:1650050639/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Mons. Verucchi, cosa ricorda in particolare di quei giorni?
«Il grande coinvolgimento di tutta la diocesi: parrocchie, associazioni, movimenti, curia... Un grande lavoro di comunione tra tutti, compreso il coinvolgimento della società civile, sia nel predisporre i vari incontri che nella preparazione spirituale alla visita. Ricordo la grande disponibilità a organizzare tutto nei dettagli anche da parte delle istituzioni, del mondo imprenditoriale, delle autorità, ma anche della gente comune».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.16915691:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.16915691:1650050639/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Quali furono i passaggi più delicati e difficili della visita di Papa Wojtyla?
«Abbastanza complicata è stata la sicurezza. La digos lavorò in modo molto professionale e lo fece, come dire, sott’acqua, cercando di prevedere ogni possibile incidente. La prevenzione fu molto efficace, fino ad arrivare a chiudere i tombini lungo le strade. La preoccupazione, per quanto nascosta, c’era. E poi non fu semplice l’organizzazione della messa al Braglia: si trattava di permettere la partecipazione di gente da tutta la diocesi cercando di evitare di superare numero consentito, tutto questo dando spazio a tutte le parrocchie e alle altre realtà ecclesiali».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.16915692:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.16915692:1650050639/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
E quali furono i momenti più importanti, che ricorda con maggiore intensità?
«Ce ne sono alcuni. Il primo è la preghiera del Papa in cripta davantri al tabernacolo e alla tomba di San Geminiano. Lì ho visto l’animo mistico di Giovanni Paolo II. Quando ho partecipato al funerale in piazza San Pietro e ho visto le scritte ‘Santo Subito’, mi è venuto in mente quell’immagine. Inginocchiato, col volto appoggiato a una mano: ho visto un santo che pregava. Un altro momento bellissimo è stato sotto corso Duomo quando c’erano i giovani. Fece un fuori programma, uscì di nuovo a salutarli e a scherzare con loro dopo il suo intervento. E poi ricordo con emozione il momento più completo, la celebrazione della messa allo stadio».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.16915693:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.16915693:1650050639/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Gli incontri di Papa Wojtyla riguardarono anche la società. Pensiamo a quello col lavoro alla pista di Fiorano...
«E a quelli con le autorita in piazza a Modena, poi quello con i malati e con il mondo della cultura e della scuola a Sant’Agostino e, naturalmente, quello col mondo del lavoro alla pista di Fiorano. Incontrare il lavoro alla pista della Ferrari, voleva dire evocare un nome che fa pensare a una realtà conosciuta nel mondo. Fu complicato, non è che tra Chiesa e mondo del lavoro anche all’epoca ci fosse un grande feeling. Quell’episodio è da porre in cammino di intesa, dialogo e comprensione reciproca. Chi diede una mano fu don Galasso, con i sacerdoti nelle fabbriche, il sul interventi fu di grandissimo aiuto. Io e lui andammo dal commendator Ferrari in ufficio a Maranello a chiedere se ci permetteva di fare queso incontro: la risposta fu entusiasta, ci diede grande disponibilità anche ad aiutarci a organizzare l’evento. Le varie categorie del mondo del lavoro furono presenti e il Papa parlò del valore del lavoro».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.16915695:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.16915695:1650050640/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Trent’anni dopo cosa resta in eredità alla diocesi di Modena di quella visita? Cosa insegnano ancora oggi quelle due giornate?
«Intanto è importante riprendere i discorsi che il Papa fece, che in grandissima parte sono ancora molto attuali. Per me ciò che è rimasto è soprattutto una maggiore vicinanza al Papa; in quei giorni lo abbiamo sentito davvero come un padre e pastore, come uno di casa. E poi una maggiore comunione all’interno della Chiesa di Modena, oltre a un dialogo e alla collaborazione bella con la società civile».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.16915697:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.16915697:1650050640/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Mons. Quadri, l’arcivescovo di quella visita, conosceva bene Giovanni Paolo II. Questo particolare aiutò la riuscita della visita a Modena?
«Il rapporto tra di loro era cordialissimo. Si conoscevano e avevano lavorato insieme al Concilio nella stesura della Gaudium et Spes. Sì, questa cordialità tra di loro aiutò la buona riuscita di quella due giorni».
Q uando tornerà un Pontefice a Modena?
«Non lo so, non sono un profeta...».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google

