Un libro su Perroux, principe dell’avvocatura modenese
Carl’Alberto Perroux. Un nome del passato che oggi è ricordato nell’intestazione delle Camere Penali di Modena. E per gli avvocati modenesi è un nome leggendario: quello del principe del nostro foro...
Carl’Alberto Perroux. Un nome del passato che oggi è ricordato nell’intestazione delle Camere Penali di Modena. E per gli avvocati modenesi è un nome leggendario: quello del principe del nostro foro per eccellenza. Il ricordo di questo professionista considerato rigoroso e brillante è legato alla sua capacità argomentativa unita a una non comune abilità oratoria: saper impostare un discorso che prende pieghe imprevedibili fino a una conclusione logica schiacciante. Esempio insuperato per generazioni di toghe, Perroux viene ora ricordato in un volume voluto dalla Camera Penale che è stato presentato al recente convegno “L’avvocato di domani”.
Il libro si presenta come una carrellata finora inedita degli interventi del passato convegno dedicato al centenario della sua nascita al quale prese parte il fiore della avvocatura penale modenese. La seconda parte è composta da materiali documentari inediti su Perroux come avvocato e come campione di bridge.
Per riprendere solo un passo della relazione di Odoardo Ascari, un altro principe del foro modenese, «Perroux aveva dalla sua una enorme capacità di capire con chi aveva a che fare e, soprattutto, di fare perdere la calma ai suoi avversari, provocandoli, perché si rendeva conto che se si arrabbiavano molto, se li offendeva, quelli perdevano la calma. E così, anche interrogando i testimoni, quando aveva timore che non volessero dire la verità, non li interrogava subito sul vero oggetto dell’interrogatorio, li interrogava a lungo su fatti del tutto marginali. Addirittura, ricorderò sempre che a un teste la domanda fatale gliela fece quando il Presidente lo aveva già congelato dicendo “Vada pure”, alzandosi in piedi e dicendo: “Ah, Signor Presidente, mi sono dimenticato un particolare!” E quello, che si stava allontanando, che aveva raccontato un sacco di frottole ed era veramente disteso, gli dette la risposta che era quella che Perroux aveva programmato fin dall’inizio. E io, che ero accanto a lui, dicevo: “Ma quando gliela fa questa domanda?”, perché io gliela avrei fatta subito. Era dotato anzitutto della capacità di capire esattamente come la pensavano i suoi interlocutori». E non è poco.
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