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Atti vandalici, ancora rabbia in Canalchiaro

Atti vandalici, ancora rabbia in Canalchiaro

Un uomo ubriaco, ormai noto a tutto il quartiere, ha danneggiato col motorino le auto in sosta

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Continuano le mirabolanti imprese di alcuni rom che da tempo creano più che disturbo nelle vicinanze delle proprie abitazioni: ovvero largo San Francesco, Canalchiaro e i suoi portici, piazzale Redecocca e laterali. Una famiglia rom i cui componenti hanno un curriculum infinito, fatto di precedenti con la giustizia, denunce e quant’altro. Da un residente in zona il racconto dell'ennesima performance, questa volta con il danneggiamento di un auto. Chi parla vuole restare anonimo. Perché, e questo la dice lunga sulla situazione, ha timori di ritorsioni, di violenze personali.

«Sabato alle 18 circa ero in corso Canalchiaro, sotto al portico di fronte al bar Meno Moka quando ho sentito un botto tremendo e ha visto un’auto parcheggiata spostarsi nettamente. Un casco è rotolato sulla strada e subito dopo dall'asfalto si è alzato il giovane rom, mentre suo padre, sbucato da via San Giacomo imprecava e urlava: “Io ti ammazzo”. Sono arrivati due vigili in motocicletta, hanno guardato l'accaduto e subito dopo se ne sono andati». «Il giovane, a noi ben noto, in evidente stato di ebbrezza ha raccolto il suo motorino per riportarlo a casa, aiutato da sua moglie. È rimasta soltanto una larga macchia di olio sull'asfalto e l’auto parcheggiata rovinosamente ammaccata. Mi sono preoccupato di lasciare un biglietto sul parabrezza dell'auto spiegando cosa era capitato. I passanti, increduli dall'accaduto, hanno cominciato a raccontarsi dei vari episodi che riguardano il soggetto: “ha rubato in chiesa, ha minacciato i medici di Baggiovara perché non lo facevano fumare in corsia”... Quel giovane è ubriaco da mane a sera e ne fa tutti i colori». Il residente racconta di una famiglia di negozianti che più volte ha subito furti e minacce, che ha chiamato vigili e polizia per denunciare e si è sentita rispondere che tanto non si poteva fare nulla. «Noi abitanti del centro intanto - conclude - siamo vittime di questa famiglia che ha il diritto di fare ciò che vuole». (s.to)

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