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Caso Corassori, col no-profit passa tutto

di Luca Gardinale
Caso Corassori, col no-profit passa tutto

Gulliver e Cir considerate alla stregua di associazioni di volontariato per rispettare i parametri di utilizzo delle superfici

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L’idea, adesso, sarebbe quella di introdurre una nuova categoria nel mondo delle associazioni “no profit”: quella del “semi-profit”, o del “profit, ma solo un po’”, che mette insieme le tradizionali caratteristiche delle associazioni che non puntano al lucro alle legittime ambizioni di chi qualcosa lo deve guadagnare. Perché nella delibera di giunta che due settimane fa ha dato l’ok alle cinque nuove attività commerciali che nasceranno - in realtà alcune, come la gelateria, sono già partite - all’interno della polisportiva Corassori di via Newton è stata inserita una categoria inedita, che è appunto quella delle attività che in parte sono “profit” e in parte non lo sono.

Facendo un passo indietro, la delibera in questione (la 235 del 22 maggio scorso) è nata dall’esigenza di approvare la richiesta della cooperativa polivalente Corassori di inserire nel complesso cinque nuove attività, ovvero il Poliambulatorio Gulliver, una mensa della Cir food, un bar, una gelateria e una scuola professionale di estetica. Una richiesta che, come spiega la delibera, porta ad un adeguamento del contratto tra Comune e polisportiva alle previsioni del nuovo regolamento per la concessione in diritto di superficie delle aree comunali, entrato in vigore nell’aprile del 2014, ovvero pochi giorni dopo l’ultima concessione alla polisportiva.

Regolamento che, anche per andare incontro alle esigenze delle polisportive e degli altri soggetti che hanno in gestione le aree comunali, ha portato dal 20 al 25% la porzione che questi soggetti possono affittare ad attività “profit”, mentre il restante 75% deve andare alle attività che non hanno scopi di lucro. Un aspetto sottolineato dalla stessa delibera del 22 maggio, che ricorda che «il superficiario deve chiedere al Comune l’autorizzazione per l’affitto o comunque per l’attribuzione di diritti di godimento relativi a porzioni dell’area o degli impianti oggetto del diritto di superficie a soggetti terzi diversi dalle associazioni no profit… in ogni caso, le porzioni di fabbricati da affittare, complessivamente considerate, non devono superare il quarto della superficie edificata». Ma come era possibile non sfondare la quota del 25% “profit” considerando che oltre al bingo già esistente in polisportiva arriveranno anche poliambulatorio, mensa, bar, gelateria e scuola professionale, tutte attività private e che perseguono un legittimo scopo di lucro?

La soluzione individuata dalla giunta (che ha semplicemente accolto la richiesta della cooperativa) è stata quella del profit… a metà, dichiarando “profit” solo al 40% le attività del poliambulatorio e della mensa (che però saranno a pagamento come qualsiasi attività del genere): così, dopo aver richiamato i contenuti di due delibere dell’84 e dell’87, la delibera accetta «di considerare la superficie utile di Cir e Gulliver nella misura del 60% come attività “no profit” e 40% come attività “profit”, in quanto attività riconducibili a servizi di interesse collettivo, sociale e in sintonia con gli obiettivi statutari della cooperativa, ispirati e volti allo sport, alla cultura, alla aggregazione, alla pluralità, in definitiva tutti rivolti come servizio alla persona». La delibera non spiega però su quale base è stata fatta la ripartizione, ovvero perché il rapporto è 60-40 e non 70-30 o 80-20. E visto che il tetto del 25% era ancora a rischio, la giunta accoglie anche un’altra richiesta della polivalente, ovvero quella di «considerare in superficie utile no profit le superfici della tensostruttura e delle tettoie, in quanto il loro utilizzo normalmente e quotidianamente rientra completamente nelle attività della polisportiva rivolte ai propri soci, come momento di aggregazione e di incontro anche con le famiglie, gruppi organizzati, cittadini del quartiere, nonché come sedi di centri estivi».

Così, tra attività semi-profit e tensostrutture, i conti sono tornati: secondo la delibera, alla fine, il “profit” occuperà esattamente il 24,34% della superficie complessiva. Sempre che qualcuno non voglia distinguere tra tettoie “profit” e “no profit”...

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