Sassuolo. Il Secchia si porta via la sponda della ciclabile
Il percorso è sempre più a rischio e la situazione si sta aggravando velocemente La denuncia di una Guardia Ecologica: «Serve un intervento urgente dei tecnici»
SASSUOLO. Il fiume mangia la terra. Gli allarmi riferiti all'erosione della sponda sassolese del fiume Secchia, nella zona a sud della città, continuano. Gli ultimi sono stati lanciati dopo le iniziative che si sono tenute nell'area di riequilibrio ecologico, meta di circa 500 studenti, per progetti legati proprio al fiume. «Siamo in continuo allarme – dice Claudio Lodesani, una delle guardie ecologiche volontarie – e ci siamo accorti che dopo l'ultima piena il fiume è venuto ancora di più la nostra parte, abbandonando la sponda reggiana, dopo che in passato avevano fatto interventi preventivi che, alla fine, stanno contando per loro ma non per noi».
Gli interventi hanno consentito al territorio reggiano di venire in parte preservato, sia in situazione di normalità che di emergenza. Quell'emergenza che da qualche mese sta portando via tonnellate di terreno dal greto adiacente l'area di riequilibrio ecologico, avvicinandosi pericolosamente alla ciclabile che passa non lontana, fino agli orti sul Secchia sud, che interessano decine e decine di anziani. «Credo che sollecitare l'intervento dei tecnici della Regione – continua Lodesani -sia quantomeno dovuto. Sappiamo che di risorse ce ne sono sempre meno ma il rischio, in questi casi, è che si debba spendere una cifra almeno tripla se succedesse qualcosa di poco riparabile. E certe risposte, del tipo “il fiume deve fare il suo percorso”, lasciano il tempo che trovano perchè se da una parte, quella reggiana, si fanno interventi cautelativi e dall'altra, quella modenese, si sta a guardare, allora quest'ultima rischia davvero tanto». Lodesani chiarisce anche le motivazioni per gli allagamenti nella Bassa. «Tutta la terra che viene erosa da queste parti e non solo – aggiunge – viene portata avanti lungo il corso del fiume e quando lo stesso arriva nella parte bassa depositato con il risultato di alzare a dismisura il letto del fiume stesso ed intaccare gli argini delle zone già tristemente interessate. La conferma di quanto dico è anche data dal fatto che, negli ultimi anni, noi volontari siamo costretti ad indietreggiare con le staccionate di osservazione del fiume di 7-8 metri. Credo che una cosa del genere debba essere presa in considerazione prima possibile, non è più tempo di non sentire gli allarmi che lanciamo noi e qualche volta anche i cittadini che segnalano queste situazioni». Alla fine il discorso si sposta sul valore naturalistico di questa zona, che non merita di essere messa in pericolo dall'incuria dell'uomo. «Si tratta di una zona bellissima - dice - dove è possibile vedere passaggi di diverse specie di uccelli, vedere i caprioli dall'altra parte del fiume avvicinarsi all'acqua. Tutto questo in presenza di un fiume che ogni anno porta via, tra Sassuolo e San Michele, in meno di tre chilometri, l'equivalente di un campo da calcio, giusto per dare ancora una volta la misura del danno, che si riflette anche sulla fauna che abita in queste zone come garzette bianche, aironi cenerini, aironi bianchi, folaghe e cormorani».
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