Chef e dietologi nel libro con la tesi di Francesca
La 24enne uccisa da un linfoma ha parlato di alimentazione e chemioterapia Il padre: «Un grande numero di ammalati potrebbe beneficiare di quei consigli»
MODENA. «L’alimentazione è al centro della nostra vita: in base a quello che mangiamo possiamo prevenire, curare o causare (con una dieta scorretta) la maggior parte dei disturbi e delle malattie. Ad esempio ci sono alcuni alimenti che possono contribuire alla prevenzione non solo di raffreddore e influenza, ma persino del cancro, mentre altri sembrano favorirne la comparsa». Sono le conclusioni della tesi di laurea di Francesca Pirozzi, dal titolo “Alimentazione ed integrazione nei pazienti trattati con chemioterapia”, una tesi che la 24enne di Pegognaga, nel Mantovano, non ha mai potuto discutere all’università di Modena: un linfoma non Hodgkin se l’è portata via nell’agosto del 2016. Ma Francesca era una ragazza volitiva, a quella tesi ha lavorato anche dal letto dell’ospedale, raccontando quello che le stava succedendo, perché potesse tornare utile a chi si dovesse ritrovare nella sua stessa situazione.
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Il suo lavoro è stato riconosciuto dall’Università di Modena e Reggio, che le ha conferito una laurea alla memoria. E ora arriva nella disponibilità di chiunque lo volesse, grazie al libro “Il cibo ideale”, edito dalla onlus che proprio da Francesca ha preso il nome. Perché i geni non mentono, e se Francesca era determinata, lo stesso atteggiamento lo ha dimostrato il papà Marco, che sta portando avanti un grande lavoro per continuare a sentirla vicina. «Per un anno, da quando Francesca è morta - ricorda Marco Pirozzi - ho sentito strane sensazioni, come di vuoto. Poi, quando ho saputo che le avrebbero riconosciuto la laurea alla memoria, il 9 maggio 2017, proprio nel giorno del suo compleanno, ho capito che era l’opportunità per fare qualcosa». Sì, perché quel giorno, per la prima volta, ha avuto in mano la tesi di Francesca: «Ho letto quello che stava scrivendo in ospedale - ricorda -. E anche mia madre ha sottolineato quanto quel lavoro poteva essere interessante».
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Una tesi, tuttavia, è un lavoro scientifico. Come renderlo appetibile anche al grande pubblico? «Ho cominciato a lavorare sul progetto - racconta il padre - e su come arricchirlo. Anzitutto, per collegarsi al mondo sanitario reale, ho chiesto il contributo di un oncologo, il dottor Luca Imperatori dell’ospedale Santa Croce di Fano. Ho cercato, poi, pareri sul cibo da persone diverse, a partire dagli chef: chi, meglio di loro, che sono diventati veri e propri personaggi, può scrivere qualcosa di interessante?». Va detto, peraltro, che Francesca aveva una grande passione per il cibo. Ecco, allora, il contributo, con tanto di ricette, di sei grandi cuochi: Nadia Santini del Pescatore di Canneto sull’Oglio, tre stelle Michelin da 23 anni; Mauro Uliassi dell’omonimo ristorante di Senigallia (Ancona), due stelle Michelin e 5 cappelli per la Guida de l’Espresso; gli stessi 5 cappelli che con le 3 stelle ha anche Massimiliano Alajmo de Le Calandre di Rubano (Padova); Riccardo Camanini del Lido 84 di Gardone Riviera (Brescia), una stella Michelin e 4 cappelli per L’Espresso; Pietro Leemann del Joia di Milano, il primo grande ristorante vegetariano europeo; Paolo Simioni del Forte Village di Santa Margherita di Pula (Cagliari), che ottenne una stella Michelin nelo 1988 al Concorde di Villa Poma. «Per aggiungere autorevolezza - continua Marco Pirozzi - mi sono rivolto al dietologo Giorgio Calabrese. Poi, per ricordare ancora meglio Francesca, ha chiesto un contributo ai rappresentanti di tutte le scuole che lei ha frequentato».
In copertina c’è il disegno di un pifferaio magico, opera del pittore Vito Nucci: vuole simboleggiare l’oncologo che, con il suo lavoro, è chiamato a convogliare fuori dal corpo le cellule tumorali. La Onlus Francesca Pirozzi vuole stimolare la ricerca anche in questo senso. «Il libro è nato per finanziare la ricerca, offrendo in cambio qualcosa di concreto - sottolinea Pirozzi -. C’è un grande numero di persone ammalate che potrebbe trarre giovamento dai suoi contenuti, e la gente lo sta capendo. La scelta di non rivolgersi a editori e distributori ufficiali è legata al desiderio di assegnare all’ente destinatario dei fondi, il Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università di Urbino tutto il denaro possibile». Francesca non è vissuta invano.
LA LAUREA ALLA MEMORIA DELLA STUDENTESSA NUOTATRICE
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