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Luca Ascari vince la Champions del falso

Luca Ascari vince la Champions del falso

Il manager di Carpinvest protagonista a Kiev con il suo staff: sequestrati quintali di gadget contraffatti

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Non c’era la Roma, eliminata in semifinale e neppure la Juventus, esclusa nella drammatica notte di Madrid, ma alla finale di Champions League di Kiev il “made in Italy” si è fatto riconoscere e apprezzare. Perché dove c’è un evento di tale portata stai sicuro che trovi i venditori abusivi di prodotti contraffatti per un mercato parallelo imponente e che tanto male fa al commercio legale. C’è però chi ha sviluppato le competenze per contrastarlo, mimetizzandosi tra gli euforici tifosi, allenando l’occhio ad individuare la falsa griffe in pochi istanti per poi attivare le autorità competenti.

Quel compito di tutela del marchio da tempo è affidato a Luca Ascari, Brand Protection Manager di Carpinvest Group, agenzia investigativa con base a Carpi e leader in Italia nel settore della contraffazione. Di lui si è già raccontato tanto, delle collaborazioni con Dolce&Gabbana, Red Bull, Juventus, Inter, Valentino Rossi, Guess e Swatch Group oltre che il servizio delle principali band musicali in tour per l’Europa. E adesso anche la Uefa ha iniziato a riporre massima fiducia sul “segugio” che con il suo staff individua i falsari.

Ne è l’ennesima riprova l’imponente servizio messo in atto a Kiev, prima della finalissima tra Real Madrid e Liverpool. Luca, che da poco è anche diventato papà, ha sguinzagliato tutti i suoi collaboratori per contrastare chi ambiva a un business pressoché certo. E così sono finiti nella rete delle forze dell’ordine ucraine quintali di gadget fasulli. C’erano le sciarpe delle due squadre, le Champions League in versione portatile, addirittura i poster con le caricature dei calciatori in campo. Senza scordare le magliette e tutto il resto del vestiario la cui vendita è autorizzata solo alla Uefa e ai commercianti autorizzati dai club.

Decine e decine di sporte riempite e tolte dal mercato nero, su cui era doveroso un selfie di gruppo per portarsi a casa una vittoria speciale, che non è quella in campo, ma sulle strade, forse ancora più difficile date le scontate e minacciose rimostranze a cui si può andare incontro. (fd)

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