Renato, il globetrotter di Carpi sul Cammino del Nord
Il giornalista 31enne è partito a piedi con lo zaino in spalla dai Paesi Baschi. «Viaggiare così è un arricchimento continuo: i panorami fanno sparire la fatica»
CARPI. Mille chilometri a piedi in solitaria, uno zaino di 11 chili sulle spalle, come budget ciò che era riuscito a mettere da parte negli ultimi mesi e nessuna scadenza temporale, in un viaggio pensato come stacco dal quotidiano.
È in questo contesto che Renato Paone, giornalista 31enne di Carpi che la professione del padre carabiniere ha portato a Roma, è stato attratto dal Cammino del Nord, ovvero il Cammino di Santiago. Un viaggio cominciato con il biglietto aereo di sola andata - da Irun, nei Paesi Baschi vicino alla Francia - e che, due mesi dopo, è terminato solo per modo di dire: Renato infatti, a casa da pochi giorni, già pianifica la prossima meta.
Com’è nata l’idea del viaggio?
«Ne avevo già affrontati due - il primo nel 2013 e il secondo nel 2014 - e nell’ultimo periodo era diventato un pensiero costante: partire o non partire? Poi, una mattina di marzo ho comprato il biglietto per la settimana successiva, solo andata. Volevo vivere questa esperienza libero di potermi gestire secondo la mia sola e unica volontà, staccando dal mondo di tutti i giorni, dal lavoro, dagli affetti. Potrebbe sembrare una scelta azzardata ma non avevo nulla da perdere. La domanda allora era: perché restare?»
Cosa hai potuto trovato sul tuo percorso?
«Viaggiando in questo modo si entra realmente in contatto con le persone, i pellegrini, gli abitanti dei villaggi e si scoprono usanze e tradizioni. È un arricchimento continuo. Il Cammino è anche sforzo fisico: sveglia all’alba e marce che vanno dalle 8 alle 10 ore al giorno, tra salite e discese, fango, sole e pioggia. Pochi gli incontri ma, quando accade, tra pellegrini ci sia aiuta, riscoprendo un senso comunitario che ormai, nel mondo occidentale e nei grandi contesti urbani, è andato perdendosi. A volte nei percorsi molto difficili mi sono chiesto chi me l’avesse fatto fare, ma arrivato sulla sommità di un monte o su una spiaggia, i panorami hanno sempre avuto l'effetto di fare sparire la fatica».
Quale significato ha assunto il viaggio, al di là di una pausa dal quotidiano?
«Chi parte per il Cammino ha sempre qualcosa da risolvere, anche se non lo sa. Per me questo viaggio ha una valenza anche un po’ spirituale. Camminare è un incessante lavoro psicologico che mette a dura prova molte delle convinzioni che ci portiamo dietro».
E adesso?
«Ora sono a Roma - un viaggio, per avere senso compiuto, deve concludersi con il ritorno - ma programmo la prossima meta: il Nepal. Biglietto solo andata, ovviamente».
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