Novi. Diventa consigliere e regala un viaggio
Il novese Franco D’Elia (gruppo RinNovi) mantiene la promessa fatta in campagna elettorale: «Volevo richiamare l’attenzione sulle foibe»
NOVI. «Ho promesso che, se fossi diventato consigliere, avrei organizzato un viaggio a mie spese e ospitato chi volesse parteciparvi. Così, una volta ricoperto questo incarico, ho mantenuto la promessa. Per dimostrare che esistono ancora i veri politici. Quelli di razza. Quelli che mantengono la parola data». La promessa era stata fatta durante la campagna elettorale da Franco D’Elia, consigliere comunale del gruppo “RinNovi” che unisce Lega e Fratelli d’Italia a Novi. D’Elia è entrato in Consiglio dopo le dimissioni di Mario Enrico Rossi Barattini. E appena la nomina è diventata ufficiale, D’Elia, 76 anni trascorsi per la maggior parte del tempo dentro a una divisa, ha deciso di passare ai fatti.
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Com’è nata l’idea del viaggio a Trieste e quante persone ha accompagnato?
«Oltre alla promessa fatta in campagna elettorale, tenevo moltissimo a fare conoscere la foiba di Basovizza - spiega D’Elia - Uno dei luoghi che devono fare riflettere. Così, siamo partiti in una trentina, in pullman, alla volta di Trieste per una visita composta da più tappe. Trieste mi sta particolarmente a cuore: a 19 anni ho fatto lì il militare volontario, dal ’61 al ’63. A una manciata di metri dalla foiba, poi, andavamo a fare le esercitazioni preparatorie in vista di quando saremmo scesi in campo. Il mio cuore, quindi, si è riempito di gioia nel toccare con mano nuovamente questi luoghi, insieme a tanti amici. Per l’organizzazione mi ha dato una mano Michele De Rosa, il quale si è occupato di estendere gli inviti per la zona di Carpi. Io invece ho chiamato i miei amici di Rovereto e Novi».
Il viaggio com’è proseguito dopo la visita alla foiba?
«Siamo andati a Lipizza, in Slovenia, città famosa per i cavalli utilizzati per trainare le carrozze dei monarchi e nell'esercito. Poi, la meta successiva è stata piazza dell’Unità a Triete. La maggior parte degli amici che hanno partecipato al viaggio non era mai stata in quella città, della quale io sono sempre stato innamorato fin da bambino. In seguito, l’alternativa era visitare il castello di Miramare o il sacrario di Redipuglia. Abbiamo optato per quest’ultima soluzione».
Qual è il suo idolo dal punto di vista politico?
«Io ho avuto soltanto una tessera: anni fa il mio idolo era Gianfranco Fini. Adesso, invece, è Matteo Salvini. Le mie idee combaciano molto con le sue in fatto di clandestini. Mi dà fastidio che lo Stato debba mantenere qualcuno che non si occupa di nulla dal mattino alla sera. La sinistra non è in grado di risolvere questi problemi».
Oltre alla grande passione per la carriera militare, di che cosa si è occupato?
«Ho fatto l’artigliere e sono stato nel 33° reggimento artiglieria della folgore. Ho iniziato a lavorare a 10 anni a San Martino Spino, sono cresciuto di fianco ai cavalli dell’esercito. Ho fatto di tutto: dal lavorare la terra fino all’ultima professione come guardia giurata passando per un incarico come caporeparto in un maglificio e confezione con la mansione di tagliatore».
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