Modena. Crac Ghanacoop: una condanna
Spariti 450mila euro: due anni e mezzo al rappresentante legale per bancarotta
Per il crac di Ghanacoop, la più importante azienda per lo sviluppo commerciale e l’integrazione tra Modena e un Paese africano, è stato condannato ieri a due anni e sei mesi il rappresentante legale, un italiano di 52 anni. L’accusa contro di lui era di bancarotta fraudolenta.
Nel corso dell’iter giudiziario aveva già patteggiato una condanna l’ex presidente, un ghanese, mentre il liquidatore della società cooperativa, anche lui accusato dello stesso reato, è deceduto prima del processo. La difesa del rappresentante legale ha già annunciato appello in attesa di conoscere le motivazioni della condanna
Il tracollo finanziario di Ghanacoop, avvenuto nell’ottobre 2010, ha chiuso una storia importante nell’ambito dei rapporti tra Modena e gli immigrati: si trattava di una cooperativa unica nel suo genere, lodata persino dal presidente dell’Onu dell’epoca, il ghanese Kofi Annan, per sviluppare il commercio di prodotti agroalimentari tra Gomoa Simbofro, un villaggio del Paese africano, e il mercato italiani.
Ghanacoop trovò il sostegno di grandi cooperative e banche, oltre che l’avallo politico del centro-sinistra locale, proprio per la solidità del progetto. A scombinare il tutto gettando la coop nel baratro finanziario è stata una grande truffa compiuta da una azienda di Salerno: l’acquisto di ananas per un milione e mezzo di euro a fronte di assegni scoperti e in parte protestati. Il danno è stato tale che Ghanacoop si è di fatto trovata sul lastrico e ha dovuto vendere i prodotti sottocosto registrando una perdita in bilancio.
Proprio per la notorietà del progetto, Unicredit propose un finanziamento a 36 mesi per 750mila euro che avrebbe permesso alla cooperativa di sollevarsi in modo agevole. Per questa iniezione di soldi in grande quantità, su suggerimento della stessa banca venne creata una NewCo alla quale venne assegnato il finanziamento. I soldi vennero poi girati a Ghanacoop che a sua volta ne versò 300mila a una terza società cooperativa.
La differenza, 450mila euro, è stato l’oggetto dell’accusa di bancarotta fraudolenta: secondo la Procura, infatti, quella ingente somma venne distratta per interessi che non erano legati a Ghanacoop, mentre la difesa ha sempre contestato questo aspetto sottolineando l’importanza di questa complessa operazione di transito sui conti per il rifinanziamento concesso da Unicredit. L’operazione non ha però avuto successo e si è arrivati alla liquidazione.
Dopo il crac, il magistrato che ha guardato nei conti si è quindi convinto che i soldi mancanti fossero stati accantonati, ma la difesa, nonostante la condanna, ora sostiene che in appello sarà possibile spiegare cosa è accaduto.
Carlo Gregori
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