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Presidio dei Si Cobas davanti all’Emilceramica

di Stefania Piscitello
Presidio dei Si Cobas davanti all’Emilceramica

Fiorano. Il sindacalista Semprini: «Ci sono lavoratori della Coop Asso Servizi a cui non vengono retribuite malattie ed infortuni. Si deve applicare il contratto»

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FIORANO. È iniziato alle sette di giovedì mattina, il picchetto dei militanti di S.I. Cobas davanti all’EmilCeramica a Fiorano.

«Le ragioni - spiega Enrico Semprini, rappresentante sindacale di S.I. Cobas - sono molto semplici; la nostra è una contestazione rispetto ad una situazione che si verifica ormai da tempo in EmilCeramica. Ci sono persone che lavorano presso la Cooperativa Asso Servizi a cui non vengono retribuiti malattia ed infortunio; in sostanza, se una persona si fa male, la cooperativa non retribuisce la parte di sua competenza. Inoltre, ci sono gruppi di lavoratori che, pur svolgendo le stesse mansioni di altri che lavorano qui dentro, vengono pagati meno, e questo per noi è assurdo. Non capiamo perché debbano esserci lavoratori di serie A e di serie B». Alle undici, all’ingresso della ceramica, sotto un sole cocente, già da diverse ore i dipendenti sono presenti col loro picchetto persuasivo: «La nostra intenzione - continua Semprini - sarebbe di concludere questa cosa il prima possibile, anche perché tra di noi ci sono persone che stanno facendo il Ramadan, e non stanno mangiando né bevendo; anche questo fa capire che per noi non è certamente un piacere stare qui oggi. Quello che chiediamo è l’applicazione del contratto ceramico anche per i dipendenti di altre aziende che lavorano qui all’EmilCeramica. Stamattina si è presentata qui Asso Servizi, che però ha mantenuto le sue posizioni». Una lotta iniziata a ottobre dell’anno scorso, quella del S.I. Cobas, con un primo momento in cui è stato fissato un protocollo di intesa, in vista di un incontro per attuare provvedimenti concreti a gennaio: «In realtà, poi - racconta il sindacalista - a gennaio ci è stata negata qualsiasi disponibilità a parlare concretamente, e Asso Servizi ha fatto marcia indietro. Oltre alla questione dell’infortunio e della malattia, quello che chiediamo è il buono pasto da 5,29 euro per tutti; può essere anche una modalità per contenere l’assenteismo, perché il buono viene elargito solo dei giorni di presenza». Tra gli scioperanti, seduti sull’asfalto, prosegue Semprini: «Ci sono lavoratori che sono qui da più di dieci anni, persone di cui si conosce bene il curriculum lavorativo; hanno famiglie da mantenere, che sono state messe in ginocchio da questa situazione. C’è tanta rabbia e disorientamento; c’è chi ha dovuto superare un periodo di malattia o di infortunio e si è trovato a non riuscire ad affrontare le spese per i beni di prima necessità. Il nostro strumento - conclude il sindacalista - è quello della lotta e dello sciopero. Se neanche con quest’azione riusciremo ad ottenere qualcosa, riprenderemo e continueremo sicuramente, nel momento in cui lo riterremo più opportuno».

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