Gazzetta di Modena

Modena

Cinque condizioni di Muzzarelli per l’apertura del Cpr in città

Cinque condizioni di Muzzarelli per l’apertura del Cpr in città

«Ministro Salvini, le condizioni affinchè Modena ospiti il centro dell'Emilia-Romagna per i rimpatri di immigrati le scriviamo nero su bianco». È Il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli (Pd) a...

3 MINUTI DI LETTURA





«Ministro Salvini, le condizioni affinchè Modena ospiti il centro dell'Emilia-Romagna per i rimpatri di immigrati le scriviamo nero su bianco». È Il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli (Pd) a scrivere al neo titolare del Viminale, Matteo Salvini, invitandolo in città per 'fissare' il discusso centro che sorgerà nei locali dell'ex cie in via Lamarmora (una volta sistemati i locali e organizzata la prima accoglienza) e bacchettandolo per la piega che sta già prendendo la questione col nuovo governo Lega-M5s. I paletti pubblicamente sono già stati piantati (agenti dedicati, controlli degli enti locali, rispetto dei diritti umani degli ospiti) ma sulla scia del dibattito nazionale a tema Muzzarelli insiste e mette le mani avanti. «Siamo contrari a trasformare i centri per il rimpatrio da luoghi di accoglienza e controllo a luoghi di pura e semplice detenzione violando i diritti umani. Invece di recludere i migranti, il governo valuti il loro impiego in lavori di utilità sociale. Sul Cpr a modena ribadiamo le richieste già fatte al precedente ministro, in termini di uomini aggiuntivi da dedicare alla struttura e all'ordine pubblico sul territorio, oltre che di criteri di gestione del nuovo centro», precisa in sostanza il primo cittadino modenese nella missiva al ministro-leader della Lega.

Nella lettera indirizzata al Viminale Vengono riportate tutte e cinque le «condizioni imprescindibili" già definite in consiglio comunale, e illustrate a suo tempo anche all'ex ministro Marco Minniti e condivise coi nuovi parlamentari modenesi all'incontro del 6 aprile».

Anzitutto, evidenzia modena nella lettera a Salvini, «Il personale dedicato al centro deve essere aggiuntivo rispetto al personale attualmente in servizio presso la polizia di stato, l'arma dei carabinieri e la guardia di finanza della provincia di Modena». Secondo, «il personale deve essere numericamente e professionalmente adeguato a garantire la sicurezza della struttura e del territorio». Terzo, zanche il personale preposto alla tutela dell'ordine pubblico in provincia deve essere significativamente aumentato, per far fronte a una situazione critica di legalità e di sicurezza che giustamente preoccupa i cittadini». Quarto, «i criteri di gestione del nuovo centro devono essere trasparenti e tali da garantire il rispetto della dignità delle persone che vi saranno temporaneamente collocate, evitando tassativamente di ripetere l'esperienza fallimentare del cie». Quinto, «devono essere previste anche possibilità di controllo da parte delle istituzioni locali».

E quindi: «prima dell'apertura del centro sarebbe opportuno che i punti sopra richiamati fossero oggetto di un confronto diretto fra il governo e l'amministrazione comunale e tradotti in un apposito protocollo, che consenta all'opinione pubblica- dettaglia Muzzarelli- di comprendere e verificare le misure adottate dallo stato per la sicurezza pubblica e il governo dei processi migratori». Il sindaco non manca inoltre di esprimere al ministro il proprio «disaccordo con le posizioni lette sui mezzi d'informazione riguardo l'intenzione non solo di confermare i Cpr, ma di potenziarli, blindarli e prolungare il tempo di permanenza. Si tratta di una prospettiva diversa e che contiene il rischio che i centri, da luoghi di accoglienza e controllo, si trasformino in luoghi di pura e semplice detenzione, violando fondamentali diritti umani; una prospettiva che incontrerebbe la nostra opposizione».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google