Contratti di lavoro illegali Il processo si è già arenato
Bomporto. Centinaia di potenziali clandestini pagavano per assunzioni fittizie Da tre anni si attende di iniziare il dibattimento, la prescrizione ormai incombe
BOMPORTO. Anche 2mila euro pagati per ottenere quello che è considerato un finto contratto di lavoro, ma che ha permesso loro di restare in Italia come cittadini regolari pur non lavorando praticamente mai. L’operazione condotta dalla Squadra Mobile della polizia affonda le radici nel 2012 quando vennero indagati 21 persone e per tre di loro arrivarono anche le richieste di misura cautelare, limitate poi soltanto ad una commercialista bomportese. A distanza di oltre sette anni, però, il processo deve ancora partire e il termine della prescrizione è ormai all’orizzonte. Si parla di un giro d’affari (emerso tramite controlli incrociati tra Inps e Prefettura, insospettita dall’alto numero di richieste di permanenza in Italia) che sfiorava il milione di euro, che coinvolgeva cooperative e imprese fasulle con singoli imprenditori o pochi soci che fingevano di assumere dipendenti stranieri - quasi tutti nordafricani e indiani - che venivano segnalati da procacciatori che a loro volta avevano una “base” di informatori tra i clandestini stessi, interessati a spartire il lauto incasso.
Tra le figure apicali, individuate dal pm Marco Niccolini, oltre alla commercialista bomportese c’era anche colei che è considerata dall’accusa l’addetta allo scouting degli stranieri. Difesa dall’avvocato Massimo Porta è invece convinta di poter dimostrare in sede di dibattimento la propria totale innocenza. Perché, non va scordato, che una prima parte del percorso giudiziario si è già chiuso nell’autunno 2015 con due patteggiamenti. Il resto del gruppo si è di fatto sparpagliato: alcuni sono risultati irreperibili in quanto tornati in Africa e altri otto hanno invece scelto di andare davanti al giudice. Tra i reati contestati c’è anche l’associazione a delinquere per ottenere permessi di soggiorno dallo Stato.
Prescrizione, si diceva. Dal 2015 ad oggi, infatti, non c’è stato un significativo passo per arrivare ad una verità giudiziaria con il collegio di giudici, ora presieduto da Federico Maria Meriggi, cambiato. L’appuntamento decisivo sarà in aula il 9 luglio quando effettivamente si potrà capire lo stato dell’arte. Se dovesse essere disposto un nuovo rinvio, magari al 2019, allora la strada è segnata. Cosa diversa invece è se ci sarà modo di incardinare il processo e allora sarà necessario prepararsi a lunghe udienze visto che gli avvocati difensori, tra cui proprio Porta a nome della procacciatrice di stranieri, hanno intenzione di presentare una corposa lista testi, utile - dal loro punta di vista - a dimostrare come non vi fosse alcuna associazione all’opera e che tutte le operazioni contrattualistiche avvenivano in modo regolare.(fd)
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