«Geriatria, la nostra lotta ai nemici degli anziani»
Dal caldo alla non-autosufficienza i problemi principali per questi pazienti «Il ricovero può diventare un ostacolo in più: sentite sempre il medico di base»
Il caldo non c’è ancora, ma arriverà. A essere già arrivati, semplicemente perché... ci sono sempre, sono gli altri problemi: quello dell’ospedalizzazione che destabilizza i pazienti, fino a provocare reazioni di “delirium”, quello della non autosufficienza che in molti casi segue il ricovero, con tutto quello che ne consegue a livello familiare e sanitario, e quello delle cure palliative per il fine vita, un tema attuale. Problemi con i quali la Struttura complessa di Geriatria dell’ospedale di Baggiovara si trova a fare i conti tutti i giorni, come sa bene il direttore Marco Bertolotti, professore del Dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze di Unimore.
Professor Bertolotti, la gestione del paziente anziano comporta diversi problemi: il primo, il caldo estivo, è alle porte…
«Il caldo è uno dei “nemici” principali degli anziani, quindi i consigli che possiamo dare sono quelli di buon senso, dall’invito a non uscire nelle ore più calde a quello di idratarsi spesso, perché purtroppo, per abitudine e per difficoltà a deglutire, gli anziani bevono sempre troppo poco. Ad aggravare la situazione è spesso l’assunzione di diuretici, tanto che uno dei consigli che diamo è quello di parlare con il proprio medico e magari rivedere l’assunzione di alcuni farmaci in vista del periodo più caldo. L’altro consiglio è di mangiare e bere poco e spesso. Per quanto riguarda le vacanze, chi può fa bene ad andare in montagna, ma non oltre i mille metri per evitare problemi di pressione, mentre va benissimo anche il mare, ventilato, che favorisce le passeggiate».
Caldo a parte, ci sono i problemi connessi al ricovero degli anziani.
«L’ospedalizzazione stravolge le abitudini del paziente, causando con una certa frequenza fenomeni di reazione che vanno dall’agitazione e dalla scarsa collaborazione ai casi di “delirium” e alla sindrome di allettamento. La prima cosa da fare sarebbe quella di evitare il ricovero se non necessario: molto spesso, quando un anziano non sta bene, la sua famiglia pensa che la cosa migliore sia andare al pronto soccorso, perché la si ritiene la via più rapida, ma le conseguenze per il paziente rischiano di essere negative. Per questo, a parte i casi urgenti, sarebbe sempre bene rivolgersi al medico di base prima di andare al pronto soccorso».
Un altro problema è quello dei pazienti che escono dall’ospedale in condizione di non autosufficienza.
«Sono casi purtroppo molto frequenti in caso di malattie acute come l’ictus: quando succede, viene avviata la procedura delle dimissioni protette. In sostanza, a meno che non sia la famiglia a prendersene cura, se al momento di uscire dall’ospedale il paziente non è più autonomo, parte il servizio domiciliare integrato, che è un servizio sanitario gratuito, ad esempio con un infermiere che quando serve va a casa dell’anziano per medicarlo. Un’altra possibilità è quella dell’assistenza domiciliare gestita dal Comune, con assistenti sociali o operatori socio-sanitari che gestiscono il malato per il primo mese: a quel punto, o è la famiglia a farsene carico, oppure il servizio diventa a pagamento. In alternativa, esiste anche la possibilità di andare in una struttura riabilitativa, anche perché per fortuna ci sono casi in cui la non autosufficienza è solo temporanea».
La struttura di Geriatria sta investendo molto anche sulle cure palliative.
«Il nostro è il primo reparto ospedaliero di cure palliative geriatriche, con tre stanze singole in cui vengono ricoverati i pazienti con patologie terminali, come possono essere le emorragie cerebrali non reversibili o le sepsi. L’obiettivo è quello di curare i sintomi e preservare la qualità della vita per farli stare meglio anche in questa fase. Anzi, noi siamo convinti che le cure palliative non dovrebbero essere fatte solo nella fase terminale della vita del paziente, ma anche prima, riducendo il dolore e migliorando la loro qualità della vita».
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