La soprintendente «Le piazze sono belle quando sono vive»
Cristina Ambrosini spiega la sua visione sulla tutela dei beni «S. Agostino? Bel progetto, studierò attentamente le carte»
«Modena non la conosco benissimo, certo ho studiato la Mutina romana per il resto sono qui da meno di una settimana e devo incontrare ancora i funzionari delegati al vostro territorio. Ho però cominciato ad annusare i progetti di maggior complessità e importanza, come il S. Agostino di cui studierò a fondo le carte». Cristina Ambrosini, nuova soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per Bologna, Modena, Reggio e Ferrara, sostituisce Luigi Malnati: «Lo stimo molto - spiega - sia come dirigente che come studioso, per tanti di noi dentro il Ministero è stato un riferimento».
Dottoressa partiamo da Modena, parte della sua vigilanza.
«Il territorio è molto ampio ed importante e nel corso del tempo qui sul patrimonio culturale si è sviluppata una sensibilità molto forte e significa. La mia idea, valida anche per le altre realtà che seguiamo, è quella di porsi in termini di dialogo».
La Soprintendenza non è un “signor no” quindi.
«Esatto, si usa sempre questa espressione per denotare un senso di distanza che non è più nei fatti: pensi che ancora oggi, a sottolineare appunto proprio questa distanza, invece di Soprintendenza scrive ‘sovrintendenza’. In realtà la mia idea è quella di cercare metodi e approcci condivisi con gli enti locali che si occupano del governo del territorio su cui noi tuteliamo il patrimonio».
Spesso le polemiche più grosse riguardano le piazze.
«Già, questo perché sono luoghi di aggregazione alla base, con l’agorà, della nostra civiltà. Sono luoghi ricchi di storia e memoria dove, con varie funzioni, le persone si uniscono”.
Lei come intende tutelarle?
“Io penso occorra tenere conto che le piazze vuote, non vissute, troppo musealizzate si potrebbe dire, non sono un bene. Questo perché una piazza non vissuta non è riconosciuta e presto il cittadino tende ad escluderla con tutti i problemi che possono arrivare. Ecco allora che diventa utilissimo il dialogo con gli enti locali: esistono tavoli e normative poi certo il Ministero è chiamato a decidere. Però non voglio sia tutela passiva, insomma il vincolo vero e proprio. Punto sulla collaborazione».
È la sua idea di tutela?
«Sì, fin dai tempi in cui scavano nei cantiere dell’alta velocità in Piemonte come archeologa della Soprintendenza. Chiamiamola tutela attiva e non passiva. Senza dimenticare l’articolo 9 della Costituzione dove si parla del patrimonio».
Deve ancora studiare Modena, neppure il S.Agostino?
«È un progetto che ho iniziato a conoscere, ma che devo approfondire. Non ho avuto modo ancora di visionare gli elaborati perché lavoro come soprintendente da pochi giorni. Quello che è stato deciso finora in termini di pareri non posso ancora commentarlo, certo si tratta di un progetto strategico e prometto fin d’ora la massima attenzione. Studierò a fondo le carte».
Come le pare la nuova soprintendenza unita?
«Il territorio è amplissimo e le competenze molte, per cui lavoriamo molto su materie delicate. Ci sono problemi di organico e mancano professionalità intermedie. Il Ministero però qualche giovane l’ha assunto».
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