Modena Nasce la “Parrocchia 2.0” Priorità: minori e migranti
Il vescovo ha chiuso la tre giorni pastorale della Diocesi di Modena-Nonantola «Più attenzione agli abusi sui ragazzi. Ogni comunità accolga una famiglia»
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MODENA. L’intervento del vescovo, don Erio Castellucci (che da 1.000 giorni guida la Chiesa modenese), ha chiuso la tre giorni pastorale che si è svolta fino a ieri mattina al centro Famiglia di Nazareth. Nessun annuncio a sorpresa, piuttosto in questi giorni e con le parole del vescovo è stato delineato un progetto per la ‘parrocchia 2.0’ circa i temi della fragilità, del lavoro, dei migranti e del connubio sport e oratorio
. Il vescovo è partito da... lontano. Dall’uomo di Neanderthal e dalla sua comunicazione fatta di gesti e di suoni onomatopeici, arrivando fino alle varie evoluzioni della comunicazione (dall’invenzione della stampa a internet 2.0 con uno stile bidirezionale e, ora, con l’intelligenza artificiale e con la mescolanza di reale e virtuale). Per arrivare, appunto, alla ‘parrocchia 2.0’: “
Le comunità parrocchiali sono luoghi di comunicazione della fede, la storia della salvezza è storia di comunicazione, la Chiesa assume da sempre tutte le modalità e le forme della comunicazione”. Il Concilio Vaticano II, ha spiegato don Erio, ha elaborato una pastorale 2.0, non più unidirezionale ma con dialogo e annuncio. “Il prossimo anno pastorale rifletteremo su questi quattro luoghi: lavoro, sofferenza, sport/oratorio e migranti. Nel 2019/20 su iniziazione cristiana e sui giovani. Le parrocchie - ha osservato il vescovo - stanno già facendo molto, spesso più di altri. Non si tratta di aggiungere attività, ma di restare aperti alla voce dello Spirito e cogliere sosa significa essere parrocchia oggi”. Il primo ambito analizzato dal vescovo è quello di sport e oratorio un luogo che “incrocia ragazzi, giovani e famiglie, un mondo che interroga la comunità cristiana e che è foriero di grandi opportunità”.
Don Erio si è soffermato sui valori che stanno dietro lo sport in parrocchia, ma anche sull’armonizzazione degli orari e, soprattutto, sulla formazione degli operatori nel campo dello sport e dell’oratorio che “devono comprendersi come operatori pastorali, attenti all’educazione ragazzi e alla parrocchia”. Inevitabile la grande attenzione al tema dei migranti, un ambito che, ha spiegato Castellucci, “può spaventare ma anche arricchire. Purtroppo nel nostro Paese circolano fake news, non dobbiamo chiudere occhi davanti alle difficoltà e ai problemi reali e come Chiesa dobbiamo ricordare i dati veri, anche rischiando l’impopolarità, e farci divulgatori di fatti buoni che non mancano”. Alcune linee operative: “Favorire esperienze di incontro e conoscenza coi migranti (feste, doposcuola, corsi, musica...); pensare a una accoglienza diffusa, mi accontenterei che ogni parrocchia accolga una famiglia; sviluppare una cultura missionaria: non accoglienza per motivi filantropici ma evangelici, perchè la missione è per tutti, a maggior ragione per chi viene a casa nostra”.
Sul lavoro il vescovo ha ricordato l’importanza della formazione: “Nelle parrocchie dobbiamo parlarne, richiamarne l’importanza, così pure pensare a una sorta di ‘boicottaggio liturgico’ agli acquisti la domenica. E poi - ha proseguito don Erio - le parrocchie verifichino la correttezza del proprio comportamento in questo campo, anche per non entrare in concorrenza con bar e ristoranti”. Inoltre la lotta gioco d’azzardo che “mette il dito in una piaga gigantesca In continua crescita”. Infine la fragilità, a partire dal cosiddetto ‘Ministero della Consolazione’: “Accompagnare persone e famiglie in sofferenza, attraverso laici formati: ecco perchè pensiamo a un percorso diocesano organizzato e a gennaio prossimo avremo il primo gruppo di ministri della consolazione. A questi sono richieste preparazione, sensibilità e capacità di entrare in punta di piedi e saper stare in silenzio”. Infine una novità in corso di realizzazione: “Si sta avviando una collaborazione tra Università di Modena e diocesi per far nascere un servizio di promozione e cura per gli abusi sui minori, anche e soprattutto via web. Per fare anche formazione ai nostri operatori pastorali”.
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