Ospedali dell’Ausl e aperture estive: «Siamo allo sbando»
L’accusa dei sindacati dopo il piano presentato dall’azienda per le strutture della provincia: «Ritardi e nessuna strategia»
Dipende sempre da che parte si guarda la medaglia. Due facce, anche in questo caso. Il piano estivo sugli ospedali dell’Usl che tanto piace all’azienda non è infatti così risolutivo secondo i sindacti. Un botta e risposta piuttosto preciso nell’analisi fatta dai lavoratori, che arriva a mettere in fila i numeri di Carpi, Mirandola, Pavullo e Vignola: «Il piano ferie è stato validato con gravissimo ritardo agli operatori; in molti casi, a metà maggio, ancora non avevano conferma dei periodi di ferie e questo nonostante i periodi di fruizione delle ferie estive fossero già stati decisi ad inizio febbraio. Ai sindacati il piano di riduzione delle ferie estive è stato illustrato solo il 23 maggio. Il personale che è stato assunto è interinale e sarà in turno in reparto senza praticamente un periodo di affiancamento, nonostante la procedura aziendale preveda un periodo di 15 di giorni; per non parlare poi del personale immesso in turno al primo impiego in Ausl che rischia di essere mandato letteralmente allo sbaraglio», scrivono Cgil, Cisl e Uil.
Accuse gravi che potenzialmente vanno a ripercuotersi sui pazienti: «In quanto alle “dotazioni nettamente superiori” invitiamo l’Azienda ad una maggiore cautela: non è che le dotazioni sono diventate “nettamente superiori” perché prima erano nettamente inferiori? E queste dotazioni “nettamente superiori” sono adeguate per uno smaltimento dell’impressionante numero di ferie e straordinario arretrato? Ci sono realtà con molti dipendenti che hanno oltre 60 giorni di ferie residue con punte di oltre 100 giorni ancora da smaltire. Una adeguata assistenza è fatta non solo dalla quantità di servizi erogati ma anche di qualità. Non si può rincorrere solo una politica di riduzione delle liste di attesa senza verificare la qualità delle prestazioni che è fatta anche della qualità delle condizioni di lavoro all’interno delle quali operano i professionisti. Nei servizi territoriali (Dipartimenti di Cure Primarie e Salute Mentale), poi, non è arrivato personale, nonostante questi luoghi di cura, assistenza e ricovero siano fondamentali per tutte le persone fragili».
Una gestione di emergenza e non di strategia secondo i sindacati: «Anche il personale amministrativo è veramente allo stremo, continua a non essere sostituito e quando viene a mancare per pensionamenti o mobilità i carichi di lavoro, anche per le fisiologiche assenze e ferie vengono spalmate sul personale restante che è già oberato e sfinito. Così le cose non vanno e continuiamo a ricevere, sia dal personale che dai coordinatori, segnalazioni di gravi difficoltà che si trovano ad affrontare nella gestione quotidiana a causa della cronica carenza di personale. L’assistenza di qualità non può prescindere dalla presenza reale e continua delle necessarie risorse di personale – a cui occorre garantire i riposi e le ferie - invitiamo, pertanto, chi è preposto a farlo, ad ascoltare di più i lavoratori e a trascorrere più tempo nei servizi per rendersi conto di come operano i professionisti in prima linea. Nessuno ha paura del cambiamento ma in tanti sono giustamente preoccupati dall’improvvisazione e dalle rigidità che ormai caratterizzano la vita aziendale come il blocco delle mobilità di qualsiasi tipo».
Davide Berti
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