Il curatore ha negato l’esercizio provvisorio all’azienda Martini
I sindacati Fiom e Fim evidenziano la situazione paradossale «Ora i lavoratori avrebbero un reddito solo se licenziati»
I 50 lavoratori della Martini di Concordia, azienda di impianti di illuminazione di cui è stato dichiarato il fallimento, sono in attesa di ottenere l’esercizio provvisorio per ridare continuità all’azienda. La Martini è stata affossata dalla precedente proprietà e dai suoi rappresentanti che hanno fatto naufragare la trattativa di vendita con la mantovana Coemar favorendo il fallimento.
Sia l’assessore regionale alle attività produttive Palma Costi sia il sindaco concordiese Luca Prandini hanno assunto l’impegno di salvare i 50 posti di lavoro e la strada che avevano scelto era quella che portava all’esercizio provvisorio, richiesto al curatore fallimentare, ma ora anche questa iniziativa non ha avuto successo.
Sulla situazione dei lavoratori sono intervenuti ieri i sindacati Fiom - Cgil e Fim - Cisl per evidenziare la vicenda paradossale in cui ora si vengono a trovare i 50 addetti.
«Dopo aver perso la possibilità di essere acquisiti da un nuovo acquirente, dopo che è saltato il concordato preventivo, e dopo il fallimento dell’azienda, ora i lavoratoti della Martini Sas di Concordia rimarranno senza retribuzione perché sospesi dal curatore fallimentare e senza ammortizzatori sociali. Oltre il danno, la beffa. A causa delle condizioni in cui è stata portata la Martini Sas da chi l’ha gestita sino ad oggi, il curatore fallimentare ha infatti valutato che non sussistono nell’immediato le condizioni per chiedere l’esercizio provvisorio dell’azienda che avrebbe permesso ai lavoratori, in parte di lavorare, in parte di beneficiare di ammortizzatori sociali in caso di non ri-occupabilità».
«La responsabilità di questa situazione - aggiungono i sindacati - è indubbiamente di chi ha portato l’azienda al fallimento, la proprietà, non facendo investimenti Ma l’attuale difficoltà per i lavoratori della Martini Sas, nasce anche da una normativa di legge che dal 2015 non permette più, in caso di percorsi concorsuali senza l’esercizio provvisorio, l’utilizzo degli ammortizzatori sociali per tutelare il reddito dei lavoratori. I lavoratori Martini, paradossalmente, se oggi vogliono avere un minimo di reddito, devono essere licenziati e accedere al percorso della Naspi (indennità di disoccupazione), ma non hanno a disposizione niente per rimanere agganciati all’impresa in attesa di eventuali nuovi acquirenti. Fiom/Cgil e Fim/Cisl chiedono che in tempi rapidissimi si arrivi ad una soluzione che dia risposta al reddito dei lavoratori e, nella ricerca di un nuovo acquirente, non pregiudichi la possibilità della loro futura ricollocazione in azienda».
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