Condannato all’ergastolo il nazista è sempre libero
Palagano. Il Tg1 ha scovato il sergente Stark, oggi 98enne, che fu comandante di squadra nella strage di Cervarolo. Il sindaco Braglia: «È inaccettabile»
PALAGANO. È stato condannato in via definitiva all'ergastolo dal 2014, ma conduce a tutt'oggi una tranquillissima vita da pensionato a Unterföhring, sobborgo di Monaco, dove la gente non conosce il suo terribile passato. L'arrivo delle telecamere del Tg1 ha rappresentato un brutto colpo per l'ex sergente nazista Wilhelm Karl Stark, 98 anni portati in perfetta forma, stanato in un anonimo palazzo al civico 36 di Ahornstrasse. È andato in onda giovedì sera il servizio del faccia a faccia tra il giornalista Alessio Zucchini e l'uomo della divisione corazzata Goering, tristemente nota per i massacri di civili compiuti nel marzo 1944 in Appennino. Sul fronte modenese, il più tremendo fu quello di Monchio, Susano, Costrignano e Savoniero (136 vittime). Nel reggiano, quello di Cervarolo (23 civili e il parroco). Per questi fatti nel marzo 2014 (nel processo in cui furono parte civile i famigliari delle vittime assieme a Comune di Palagano, Provincia, Regione e Anpi) la Cassazione ha confermato l'ergastolo per sei criminali di guerra, tra cui Stark, che fu comandante di squadra a Cervarolo. Ma per lui, come per altri quattro ancora in vita (tra cui il sergente Alfred Luhmann, 93 anni, in azione a Monchio), la Germania non ha mai concesso l'estradizione né ha mai disposto l'applicazione della pena in patria. Coperto dall'anonimato, solo dietro minaccia di rivelare la sua identità ai vicini Stark ha accettato un breve e ruvido dialogo dalla porta di casa (servizio sul sito del Tg1). Ha negato ogni responsabilità nell'eccidio di Cervarolo, dicendo di non potersi pentire «per una cosa mai fatta» e che il processo «è stato una farsa». Parole che hanno fatto male a Roberto Tincani, presidente dell'associazione dei famigliari delle vittime. Quattro anni fa era andato ad Amburgo con suo padre Armando (rimasto orfano a sette anni per il massacro di Monchio) a vedere Luhmann, trovando la stessa chiusura: «Non c'è nessun segno di pentimento in queste persone, che non hanno mai colto la gravità di quello che è successo – sottolinea amaro – e a fare ancora più male è il fatto di non vedere applicata la sentenza in modo equo. Nessuno chiede di mandare dei 90enni in carcere, ma almeno i domiciliari sì. Sarebbe stato molto diverso se questo processo, condotto secondo tutti i crismi di legge, fosse stato celebrato negli anni '50». «Questa completa e assurda indisponibilità a fare i conti col passato e inaccettabile – commenta il sindaco Fabio Braglia – è inaccettabile il disinteresse totale per il dolore cagionato agli altri. Noi invece la andiamo avanti per la vera battaglia: conservare e rilanciare la memoria. Continuiamo a tenere viva quella luce di giustizia che, anche se non applicata da uno Stato sovrano, dopo tanti anni di silenzio si è accesa, e non si spegne».
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