Gazzetta di Modena

Modena

Delitto a Gaggio, Ragazzo: «Non ho ucciso Cavaliere»

di Carlo Gregori
Delitto a Gaggio, Ragazzo: «Non ho ucciso Cavaliere»

Il sospettato si dichiara estraneo ma annuncia al giudice di non voler rispondere Ancora da capire il luogo del delitto. Iniziata l’autopsia sul corpo straziato di tagli

3 MINUTI DI LETTURA





Si è dichiarato estraneo ai fatti dicendo che non ha ucciso lui il suo ex socio Raffaele Cavaliere, imprenditore edile di 66 anni. Non ha però aggiunto altro. Davanti al giudice delle indagini preliminari Eleonora Pirillo - nella stanza del carcere di Sant’Anna in cui era in corso l’interrogatorio di garanzia e in presenza del suo difensore Flavia Sandoni - Pietro Ragazzo, il 50enne sospettato di omicidio, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Probabilmente ritiene che non è ancora arrivato il momento di dare la sua versione dei fatti e spiegare se ha un alibi e soprattutto perché si trovava vicino all’auto col cadavere, come indicano immagini di videocamera, i tabulati delle celle telefoniche e il testimone che è andato a prenderlo lì su sua richiesta nel cuore della notte.

Tutti indizi gravi che l’avvocato Sandoni ha contestato. E ha terminato con la richiesta di scarcerazione del suo assistito, ora in stato di fermo a Sant’Anna come misura cautelare (per impedire che inquini le prove, hanno spiegato il procuratore Lucia Musti e il capo della Squadra Mobile Marcello Castello). Liberarlo, insomma, o in subordine concedergli gli arresti domiciliari nel suo appartamento in zona Musicisti. Questa la richiesta del difensore che il gip sta vagliando: il giudice si è infatti riservato di rispondere. Sempre ieri mattina è stato conferito l’incarico per l’autopsia al medico legale modenese dottoressa Santunione che ha iniziato nel pomeriggio i primi accertamenti autoptici sulla salma di Cavaliere. L’autopsia dovrebbe riservare poche sorprese dal momento che è evidente che l’imprenditore edile è stato ucciso con decine di colpi di lama. Probabilmente con un cutter simile (se non lo stesso) sequestrato dalla Mobile a Ragazzo dopo che lui stesso ha indicato dove lo teneva. Il medico legale, in presenza dei consulenti di parte (la difesa ne ha nominato uno), potrà stabilire il numero dei colpi inferti, soprattutto sul collo e al torace, e anche quanti lo sfortunato imprenditore ne ha subiti nel tentativo di parare quelli mortali: sono numerosi infatti i tagli nelle braccia.

D’altro canto, l’indagine è ancora tutta da completare. Manca soprattutto il luogo del delitto. Infatti, è improprio considerare la scena del crimine i il luogo del ritrovamento dell’auto, l’Alfa della vittima. L’auto col cadavere nascosto nel sedile posteriore è stata portata lì dall’assassino dopo l’omicidio: lo indica la scarsità di sangue sul posto nonostante sia sicuramente fluito in modo copioso per i tanti tagli inferti. Sul terreno al lato di via Mavora, dopo l’incrocio di via Emilia per Gaggio, non ci sono pozze di sangue e anche in auto il sangue non è tale di fare pensare all’assassinio dentro l’abitacolo. Dove è stato ucciso allora? Sicuramente questo aspetto non solo darà una chiave di lettura più precisa sull’omicidio creando una cornice spaziale ma permetterà alla Polizia Scientifica di proseguire la raccolta di tracce che, analizzate in laboratorio, stringeranno il cerchio intorno all’assassino. Il cutter sequestrato sarà ovviamente il primo oggetto da sottoporre ad analisi di laboratorio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google