In via dei Servi a Modena la nuova casa contro le povertà
Il centro di accoglienza è dedicato a Papa Francesco. Otto posti letto a disposizione, sarà gestito da volontari
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MODENA. Uno storico palazzo, l’ultima sede in città dei Gesuiti vincolata dalla soprintendenza in via dei Servi, che diviene la “casa” non a favore dei poveri bensì contro le povertà italiane e straniere. Ci tengono a questo concetto i vertici della Diocesi e della Caritas che ieri hanno presentato il nuovo centro di accoglienza “Papa Francesco”, aperto ufficialmente domani alle 17 dal vescovo Erio Castellucci. Il centro, che per ora ospiterà otto uomini italiani e stranieri di diversa età in camere singole, è stato ricavato al primo piano del civico 18: ieri fervevano i lavori nel grande appartamento di 400 metri quadrati composto da un ampio soggiorno, una moderna cucina, camere e bagni più una cappellina per pregare.
«Si fa troppa lotta ai poveri e poca lotta alla povertà ed è pericoloso - spiega Federico Valenzano, vice direttore Caritas Diocesana - perché occorre ritrovare la bellezza della parola ‘noi’ mettendo al centro le persone. L’operazione Cpr non è disgiunta dal Centro, facendo tutto ciò si previene il razzismo. Con questi primo otto ospiti vogliamo fare un pezzo di strada insieme e per questo chiediamo aiuto anche ad altri soggetti come commercianti, cooperative, imprenditori. Il nostro centro vuole rispondere a una fascia di povertà che non è quella a bassa soglia, né quella cronica o di chi vive nel disagio conclamato da anni. Si rivolge invece a persone che sono scivolate in una condizione di fragilità, in un disagio temporaneo: uomini, italiani o stranieri, che hanno ancora delle risorse da spendere».
A rappresentare la diocesi di Modena-Nonatola alla presentazione del progetto - reso possibile dall’8 per mille - ieri c’era il vicario generale don Giuliano Gazzetti: «Mi piace parlare di una nuova opera-segno per la città, secondo quanto si legge nel vangelo di Matteo: si parla di bellezza quando c’è stile, fraternità, convivenza che poi porta al volto del Padre. Con questa nuova attività noi invitiamo i cittadini e le comunità parrocchiali a vivere l’esperienza del mettersi accanto a chi porta il bisogno, magari non reso palese, si ritrovare fiducia nel suo simile e in se stesso. Così in modo che sia possibile sentirsi di nuovo capaci di ricevere doni dal prossimo e di essere a propria volta doni».
A occuparsi del centro sono un gruppo di volontari e volontarie insieme al responsabile Massimiliano Ferrarini: «Noi abbiamo la speranza di essere un moltiplicatore sociale di risorse per la comunità, con questo centro di accoglienza della Caritas inserito nell’ambito del progetto Legami che liberano finanziato dall’8xmille della Cei. Lavoreremo molto sulla qualità delle relazioni delle persone con le loro fragilità, mettendo insieme le fatiche del quotidiano e provando a gestirle in modo efficace. I volontari hanno un ruolo fondamentale e siamo aperti a gruppi parrocchiali, associazioni, aziende, singoli cittadini».
Ieri una signora, al momento della presentazione, ha proprio spiegato di avere avuto grandi vantaggi passando per la Caritas: «Ero in un momento difficile, di grossa depressione, e sono stata aiutata in modi che non dimenticherò mai». Domani il vescovo ricorderà il messaggio di papa Francesco: «I poveri non sono un problema, sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo». Don Erio del resto lo ha scritto nella sua ultima lettera pastorale alla città: «La coraggiosa apertura ad esperienze nuove, specialmente verso quelle povertà che non sono ancora divenute oggetto di cura comune».
Stefano Luppi
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