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Scuola, dietro le quinte di scrutini e pagelle

di Monitor
Scuola, dietro le quinte di scrutini e pagelle

Eccoci. Ci siamo. Il tempo degli scrutini è arrivato. Finita la scuola il sacro rito del giudizio finale rende roventi i giorni passati dai prof nelle aule scolastiche ove, in ossequio ai doveri dell’...

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Eccoci. Ci siamo. Il tempo degli scrutini è arrivato. Finita la scuola il sacro rito del giudizio finale rende roventi i giorni passati dai prof nelle aule scolastiche ove, in ossequio ai doveri dell’era informatica, si compilano moduli proiettati alla parete al ritmo di una catena di montaggio. Ovviamente le tradizioni nella scuola hanno la loro importanza e tutto ciò che viene digitato su una tastiera non manca di essere stampato, magari in più copie, per riempire schedari destinati a raccogliere la polvere per tempi e in luoghi imprecisati.

Come si preparano i prof a queste giornate? C’è una dieta particolare che viene consigliata durante qualche corso di aggiornamento? Ci sono esercizi specifici di respirazione? Una riscaldatina alle corde vocali? I protagonisti tendono a mantenere un certo riserbo sull’argomento probabilmente per non svelare ai giovani supplenti i segreti del mestiere appresi nel corso di anni e anni di onorato servizio.

Agli scrutini i prof arrivano generalmente belli carichi. Da casa sono state inserite le proposte di voto nelle varie discipline, magari attraverso il tablet nuovo acquistato con il “bonus docenti”. L’istinto dei prof più scafati suggerisce di presentarsi all’appuntamento con una bella stampata “perché con l’informatica non si sa mai...”. Poco prima del via ai lavori nei corridoi si formano capannelli per “affinità”.

Lo scrutinio ha inizio tra saluti e sorrisi di circostanza ma il clima è teso. Come per incanto sulla parete compare un’immagine con dimensioni da “CinemaScope” proiettata però con una risoluzione e una luminosità che ricorda, almeno ai più attempati, le partite di calcio trasmesse da “TeleCapodistria” su una “Telefunken” in bianco e nero. È la scuola postmoderna, ove i prodigi del digitale si ibridano con il napoleonico.

Sulla parete un’enorme scacchiera alterna caselle verdi e caselle rosse e quando queste ultime sono parecchie... è un brutto segno. Tempesta in arrivo. Si parte con l’assegnazione del voto di condotta. Il coordinatore propone il voto e attende la reazione dei colleghi. Tutto sembrerebbe filare liscio ma è solo questione di tempo e “il caso” fa la sua comparsa e qui chi ha proposto il voto si prepara a scansare i colpi. “Figuriamoci!”, “Non esiste!”, “Non passa!”, “Parliamo di due persone diverse?!”. Si formano schieramenti le cui fila risultano composte da docenti spalmati ai quattro angoli della classe e le discussioni si intrecciano. Nel caos generalizzato c’è sempre un prof che lascia momentaneamente l’aula bofonchiando la scusa di andare “un attimo a prendere...”. La frase non la finisce mai ma poi ricompare impugnando un caffè fumante. Rientra, niente da fare: tocca votare. Favorevoli e contrari. Si conta. Ed anche questa è fatta. Anzi, no. A questo punto uno, magari tra i più bellicosi, potrebbe porre una nuova questione: è il caso di verbalizzare che si è ricorsi addirittura al voto.

Assegnate le condotte, si passa ai voti nelle discipline. Ci si dovrebbe presentare agli scrutini con proposte di voti “interi”. Figurarsi. Qualche indecisione permane ed essendo i voti definitivi di pertinenza collegiale si deve tutti insieme trasformare i “mezzi voti” in “voti interi”. Dunque? Come nel gioco dell’oca si torna al via. Si riaprono le discussioni, si riformano gli schieramenti (variabili), il solito prof esce nuovamente dall’aula e torna con un altro caffè, si rivota... fino all’ultimo studente... fino all’ultimo respiro.

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