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CoopAttiva, a Nonantola l’azienda agricola che cura

CoopAttiva, a Nonantola l’azienda agricola che cura

Su due ettari e mezzo un orto sociale, un bosco, alberi da frutto: giovedì si apre Lavoreranno la terra una quarantina di ragazzi svantaggiati o con fragilità

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“Lavorare per unire” non è un semplice slogan, ma una missione, un concetto che dal 1984 la cooperativa sociale Onlus CoopAttiva traduce in iniziative concrete sul territorio. Lavoro come occasione di inclusione, accoglienza e promozione della cultura della diversità sarà il fulcro anche di “Natura che cura”, il primo progetto di agricoltura sociale che CoopAttiva inaugurerà alle 19 di giovedì a Nonantola. Gettare un seme, non solo metaforicamente, per raccogliere nuovi frutti.

«È un ampliamento di quello che abbiamo imparato a fare in 34 anni di attività, un progetto che parte da noi ma che per crescere avrà bisogno di tutti», racconta il coordinatore Roberto Gatta. “Natura che cura” prenderà vita nelle campagne di Nonantola, in via Gatti, su un terreno che la famiglia Piccinini-Fontanesi ha concesso a CoopAttiva in comodato d’uso gratuito, con il sogno di realizzare un luogo a contatto con la natura che ospitasse progetti generativi e di relazione, in stretto rapporto con il territorio: 2,5 ettari complessivi sui quali sorgeranno un bosco di un ettaro, una siepe con 800 piante di varietà diverse, 400 alberi da frutto, mille metri quadrati di orto, altrettanti dedicati alla coltivazione dei frutti di bosco e cinquecento alle erbe aromatiche, con fiori sparsi ovunque come cornice.

Gli spazi sono stati progettati ispirandosi all’idea steineriana di “organismo agricolo”, secondo cui il terreno crea relazione tra i singoli componenti, che concorrono al buon funzionamento dell'insieme. Bosco, siepi, vite, fiori, alberi da frutto, ortaggi: tutto l’organismo agricolo nel suo insieme è “natura che cura”, un contesto progettato e creato per generare benessere. Tutti potranno vivere questa esperienza: prima di tutto i lavoratori, persone con disabilità o difficoltà di accesso al mercato del lavoro a causa di svantaggi o fragilità sociale, ma insieme a loro anche gli educatori, i visitatori e tutta la comunità. Il principio cardine del progetto “Natura che cura” è infatti l’orto sociale vissuto come spazio di lavoro, incontro, integrazione e cura: l’orto-terapia unisce le pratiche agricole finalizzandole alla coltivazione di piante e ortaggi, procurando benessere a diverse tipologie di disabilità. Lo spazio aperto a tutti, poi, rappresenterà un’occasione preziosa per chi necessita di momenti di relazione o di occasioni di re-inserimento lavorativo. “Natura che cura” vedrà coinvolti circa quindici ragazzi al giorno, suddivisi in due gruppi, e una quarantina al mese. CoopAttiva chiede però aiuto a tutti per far crescere e vivere il progetto, che necessita ancora di molte spese per la gestione di un terreno così vasto. Per questo motivo è stata lanciata una campagna di crowdfunding sul portale “Idea Ginger”, dove tutti possono effettuare una donazione, piccola o grande, e contribuire all’acquisto delle piante: quasi 2mila euro sono già stati donati da 35 sostenitori, la raccolta andrà avanti a luglio con l’obiettivo di trasformarla presto in raccolto, nei frutti del seme gettato da CoopAttiva.

Marco Costanzini

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