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l’esame visto dai professoRI 

L’ANSIA DA VERBALIZZATORE TRA I FUTURI DUELLANTI

Il giorno dell’insediamento della “Commissione d’esame” di quella che una volta si chiamava “La Maturità” è un giorno particolare per gli insegnanti. A quella data arrivano dopo una breve pausa dal...

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Il giorno dell’insediamento della “Commissione d’esame” di quella che una volta si chiamava “La Maturità” è un giorno particolare per gli insegnanti. A quella data arrivano dopo una breve pausa dal girone infernale degli scrutini e qualcuno porta ancora i segni delle battaglie ingaggiate con i colleghi per un voto in più o in meno, per un “debito a settembre” dato o non dato e per le grandi discussioni di principio messe a confronto serrato sia con fantomatiche “indicazioni” che “vengono dall’alto”– quanto in alto è difficile dirlo, alcuni risalgono addirittura sino alla Divina provvidenza – che con il pragmatismo da catena di montaggio che, all’ennesimo scrutinio della giornata, pare avere voce in capitolo.

All’insediamento gli insegnanti arrivano comunque preparati. Nel frattempo hanno preso visione dell’elenco dei colleghi che prenderanno parte all’esame dal sito del Ministero. Lo hanno fatto come i giocatori di poker che, ricevute le carte, le “aprono” lentamente, un poco per volta, confidando in questo rituale per accattivarsi la sorte. Di fronte al monitor, alla lettura dei nomi conosciuti, i prof tendono, non di rado, a commentare prosaicamente. Per i nomi sconosciuti si ricorre al tam tam di leggende metropolitane.

Al giorno del raduno comunque tutti sembrano arrivare con buoni propositi. Davanti allo specchio, la mattina, prima di partire, si ripromettono di non farsi trascinare in inutili discussioni e si dichiarano propensi a collaborare e concorrere a un non meglio definito “clima sereno”.

Il presidente di commissione, spesso un preside, prende la parola armato di circolari ministeriali e di altre “istruzioni per l’uso” di cui lui solo è in possesso, si preoccupa di mostrarsi preparato come chi ne ha “passate tante” e conosce a memoria la normativa. Non di rado il presidente, se preside, per l’occasione, sfoggia persino velleità democratiche: “diamoci del tu”, “per queste settimane siamo semplicemente colleghi”. Poi è la volta delle presentazioni reciproche.

Tutto sembra procedere in un clima “costruttivo e sereno” almeno sino alla nomina del vicepresidente e del verbalizzatore. Già, il verbalizzatore! L’incarico più temuto dai docenti. Il malcapitato si troverà a compilare uno dei verbali più kafkiani che la burocrazia statale abbia concepito. Forse soltanto la dichiarazione dei redditi può competere con le richieste in esso contenute.

In epoca di “reality show” la scelta del verbalizzatore meriterebbe di essere trasmessa in diretta televisiva a reti unificate con un montaggio che alterna lo sguardo del presidente ai primi piani dei volti dei docenti. C’è chi abbassa lo sguardo, pensando così di scampare al pericolo, chi gioca d’anticipo e forte del suo aver svolto quel ruolo in maniera consecutiva “negli ultimi secoli” gioca la carta della doverosa alternanza e c’è chi, tentando di impietosire il presidente, è pronto a certificare di essere vittima, da sempre, di una spaventosa ostilità della “macchina informatica”.

Anche i presidenti che avevano professato spirito democratico, a questo punto ricorrono all’arbitrio più assoluto e puntano il dito contro un poveretto. “Qualcuno deve pur farlo!”.

Superato lo scoglio-verbalizzatore si può procedere. Le prime schermaglie si danno nel momento in cui viene preso in esame quello che al Ministero, evidentemente a corto di idee, hanno chiamato “Documento del 15 maggio”, ossia la presentazione della classe ai “membri esterni” redatta, appunto, alla metà del mese di maggio. Alcuni, con garbo, lasciano intendere insoddisfazione per il programma disciplinare svolto dalla classe durante l’anno, altri hanno già dato un occhio alle “griglie di correzione” proposte sul documento e non mancano di chiedere qualche “lieve ma fondamentale” revisione. I più pragmatici lasciano dire, consapevoli del fatto che i giochi non sono ancora davvero iniziati. Se ne riparlerà al momento opportuno, quando si cominceranno a correggere le prove. A quel punto le promesse allo specchio non saranno che un ricordo e se ci sarà da duellare non ci si tirerà indietro.

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