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Modena, laurea honoris causa a Horacio Pagani

Stefano Luppi
Modena, laurea honoris causa a Horacio Pagani

Il fondatore e chief designer della casa automobilistica a ritirato il riconoscimento all'università: "Servono sacrifici"

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MODENA. «L’immaginazione ci fa volare perché, come diceva Leonardo da Vinci, ‘i dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio. Le nostre auto sono il frutto di un sogno che avevo da bambino, non sono certo adatte per fare la spesa, forse sono anche un po’ inutili».

A dirlo è Horacio Pagani, fondatore e chief designer di “Pagani Automobili”, costruttore italo-argentino di auto milionarie che ieri ha ottenuto la laurea honoris causa da Unimore. L’ateneo di Modena e Reggio, al termine di una cerimonia che vedeva in prima figlia la moglie Cristina, i figli Leonardo e Christopher e il primo collaboratore Maurizio Ferrari, gli ha infatti conferito il titolo di laurea magistrale in ingegneria del veicolo. Pagani, lo si vedeva ieri con tanti giovani studenti di ingegneria che ammiravano le auto nel cortile del campus universitario di via Vivarelli, è un mito nel settore dell’automotive.

Tanti ricchi del mondo ne apprezzano - e ne acquistano le auto come il pezzo forte “Zonda” 12 cilindri del 1999 - e non a caso ieri è stata letta una lettera del cantante Andrea Bocelli dove a proposito di Pagani parla di «Fiaba a lieto fine per creatività e innovazione. Pagani ha seguito con coraggio, passione e determinazione le proprie aspirazioni». Pagani e i principali collaboratori ieri, al momento della proclamazione, erano emozionatissimi con il rettore Angelo O. Andrisano che ha parlato di «auto che fondono il mito della meccanica con quello del grande design. Tutto nell’anno del trentesimo anniversario dalla scomparsa di Enzo Ferrari: non è così difficile trovare un parallelismo tra la storia di Pagani e quella di Enzo Ferrari, entrambi arrivati all’eccellenza spinti dalla passione e dalla perseveranza. Due persone geniali» sotto la Ghirlandina

. Con la sua impresa di 140 dipendenti a San Cesario produce su ordinazione pochissime auto l’anno, mezzi da mille e una notte: sono le Pagani Zonda e Huayra, dove la cura del dettaglio è visibile in ogni singolo pannello in fibra di carbonio e altri materiali all’avanguardia. «Sono nato - spiega il neolaureato - nella Pampa in Argentina, a migliaia di chilometri da Modena, ma fin da ragazzo ne percepivo il mito grazie alle gesta di Ferrari, Scaglietti, Stanguellini, Lamborghini. Tutte persone che nella loro vita hanno fatto molti sacrifici, Scaglietti ad esempio andava a piedi e poi passò alla bici che però non aveva all’inizio i pedali. Anche mio padre (qui Pagani si commuove, ndr) ha fatto enormi sacrifici, ha fatto il fornaio per 76 anni dall’età di 12 mentre mia madre era pittrice e gestiva la nostra famiglia. Da ragazzo, senza che gli amici mi prendessero in giro, costruivo i primi modellini con materiali di fortuna poi via via ho coltivato il mio sogno con la missione di fare tornare per la seconda volta il cliente.

Io non ero bravo nelle materie scientifiche, ma quel che voglio dire ai giovani è che devono coltivare tutti gli interessi, anche quelli artistici. Noi italiani, lo vedo ora con i tecnici della Mercedes con cui collaboriamo, non abbiamo nulla da farci insegnare però dobbiamo correggere i nostri difetti». A leggere le motivazion il direttore del dipartimento “Enzo Ferrari” Alessandro Capra, mentre il prof Francesco Leali ne ha pronunciato la laudatio: «Pagani è un tecnico i cui meriti vanno ben oltre l’ingegneria meccanica e la tecnologia dei materiali compositi, della quale è stato visionario pioniere, perché ispirati da quel concetto di arte rinascimentale che si ritrova pienamente sviluppato solo nel pensiero e nelle opere di Leonardo da Vinci, figura da lui quasi maniacalmente studiata e profondamente amata». +

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