«A Bolognino che si lamentava non concedeva alcun favore»
REGGIO EMILIA. «Michele, i prezzi sono uguali per tutti...». Rispondeva così Augusto a Michele Bolognino in una delle intercettazioni richiamate ieri dall’avvocato Garuti. A dimostrazione che l’impren...
REGGIO EMILIA. «Michele, i prezzi sono uguali per tutti...». Rispondeva così Augusto a Michele Bolognino in una delle intercettazioni richiamate ieri dall’avvocato Garuti. A dimostrazione che l’imprenditore di Rivara non sapeva affatto di interloquire con un boss della ’ndrangheta, magari da favorire.
Tesi che Garuti ha ribadito, citando altre intercettazioni, ad esempio quando Bolognino si lamenta con Lauro Alleluia (altro imputato presente ieri) perchè «Bianchini tratta meglio gli altri, non ci dà lavoro...».
«Bianchini - dice l’avvocato - non fa altro che fare il suo lavoro di imprenditore. Di Bolognino non gliene frega proprio niente... Tanto che dopo tre mesi il rapporto, instaurato quando Bianchini chiede a Giulio Giglio di indicargli dei carpentieri e ferraioli per l’emergenza terremoto, si interromperà». E si interromperà, contesta l’avvocato alla Procura, non perchè scoppia il caso amianto, e la collaborazione con Bolognino diventa scomoda, visto il suo passato di condannato per associazione mafiosa, ma perchè Bolognino si rende conto che non ha nulla da guadagnare lavorando per Bianchini: «Mi ha fottuto abbastanza Bianchini», dice Bolognino ad Alleluia.
Quanto alle assunzioni scomode di operai della cosca, Garuti ha cercato di giustificare diversamente il rifiuto di Bianchini ad assumere e quindi ufficializzare la presenza di Bolognino nei suoi cantieri. «Non prova nulla poi che nella perquisizione in azienda sia stato trovato un dossier su Bolognino stampato da internet. Perchè l’interdittiva dalla White list era già arrivata, e perchè quella stampa era nel fascicolo dell’interdittiva».
Come dire: i Bianchini si informavano solo allora di chi fosse davvero quel Bolognino con cui avevano stretto rapporti di lavoro. Lunga anche la difesa sulla correttezza del trattamento agli operai, con buste paga, visite mediche... Garuti ha dovuto ammettere l’evidenza: ovvero che Bianchini con false fatturazioni (due, 60mila euro), pagasse Bolognino che poi a sua volta pagava a Montecchio i suoi uomini inviati a San Felice. Ma, questa è la difesa, era un “normale” e per quanto abusivo subappalto. Una prassi che anche altri facevano, e che non proverebbe in sè alcun patto di mafia. (ase)
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