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Aggredì cardiologo con acido: pena ridotta

Aggredì cardiologo con acido: pena ridotta

In appello pena ridotta ad Albicini da 8 anni a 5 e 6 mesi. La vittima: «Riconosciuta la mia sofferenza»

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È stata ridotta da otto anni a cinque anni e sei mesi di carcere la pena per Daniele Albicini, il tecnico dell'Ausl di Sassuolo ritenuto colpevole anche in appello per aver spruzzato soda caustica sul volto del dottor Stefano Tondi, direttore della Cardiologia di Baggiovara.

Il 60enne di Costrignano di Palagano, difeso dagli avvocati Umberto Rossi (sostituiva il padre Vittorio Rossi, scomparso nei giorni scorsi) e Silvia Silvestri, ha dunque ottenuto un netto abbassamento della pena grazie al riconoscimento da parte della Corte d'Appello delle attenuanti generiche. Il reato principale era di lesioni gravissime: era imputato per aver spruzzato soda caustica al volto e agli occhi del cardiologo nel corso di un agguato davanti alla sua casa.

Il commento del dottor Tondi alla notizia della nuova sentenza: «Al di là dei numeri previsti dalla pena - spiega la vittima - la sentenza d’appello conferma anche in questo caso la gravità del gesto e di ciò che mi è accaduto. È un altra conferma anche della mia sofferenza che viene riconosciuta dai giudici».

Il dottor Tondi riferisce di star migliorando costantemente la vista - rimasta offesa dalla soda caustica spruzzata - e di riuscire a svolgere il suo lavoro di direttore di cardiologia. D’altra parte il medico era tornato al suo posto di lavoro appena ha potuto, quando non era ancora in grado di vedere bene, riuscendo a gestire la direzione in modo impeccabile.

La sentenza prevede una delle prime applicazioni del concordato d'appello, una sorta di patteggiamento di secondo grado previsto dalla recente Riforma Orlando. Per arrivare alla definizione della pena, ridotta rispetto alla sentenza di primo grado al termine di un processo abbreviato, è stato quindi necessario un accordo tra i difensori e il procuratore generale Ferrante, accordo poi accolto dalla Corte.

Albicini, presente in udienza, ha in parte risarcito la vittima e in questi mesi ha mantenuto un comportamento valutato positivamente dai giudici. Con la sentenza di ieri si chiude il secondo capitolo giudiziario del “caso Tondi”, una delle più gravi vicende capitate in provincia di Modena. Come si ricorderà, questa vicenda si svolse in due tempi. Il primo episodio risale al 3 novembre 2016, quando il cardiologo, appena tornato a casa, fu avvicinato da un uomo in ombra nel cortile di casa che gli intimò di alzare le mani. Tondi riuscì a fuggire in casa. Ma il 10 novembre la scena si ripresentò con conseguenze più gravi. Lo sconosciuto tornò in cortile ma questa volta spruzzò sul volto del medico soda caustica nebulizzata attraverso una pistola ad acqua (ritrovata giorni dopo). Colpì anche il figlio del medico, accorso in cortile per soccorrere il padre.

Il gesto causò gravissimi problemi agli occhi di Tondi, per lungo tempo bendato e incapace di vedere, poi operato dal professor Cavallini. Col tempo il cardiologo ha riacquistato in parte la vista ma mai in modo del tutto identico al periodo precedente all’agguato. Albicini restò nell’ombra fino a quando il pm Enrico Stefani (oggi giudice a Venezia) e il procuratore Lucia Musti riuscirono a sbriciolare l’alibi del tecnico, finito tra gli indagati perché ossessionava la compagna di Tondi per una vecchia infatuazione. Albicini sosteneva di essere rimasto in casa, ma l’autovelox lungo il Secchia lo inchiodava in auto all’ora compatibile con lo spostamento per l’agguato. Il resto l’ha fatto il suo Dna trovato su un bastone usato per l’agguato. (c.g.)

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