Gli amici: «A noi sembrava invincibile»
Il fratello Sergio: «A differenza di altri ammalati si sentiva fortunato. Ha sempre creduto in se stesso»
Alberto Fontana si è guadagnato ogni nuovo giorno di questi ultimi anni con coraggio e ottimismo, strappando ciascuno di essi alla malattia con una tenacia inaudita. Questo ciò che rimarrà impresso nelle persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Una fortuna di cui si sentiva investito lui stesso innanzitutto, nonostante le difficoltà. Tra queste, il duplice trapianto di midollo cui si era sottoposto nel 2012 e nel 2013: il primo grazie al fratello Sergio; il secondo, al cugino.
«La malattia ha ancor più sviluppato la sua voglia di vivere. Lo ha migliorato - è il ricordo di Sergio Fontana - Constatava spesso come tante persone che conosceva, sane, non si rendessero conto di quanto questa fosse la vera ricchezza. Lui, invece, si sentiva fortunato, a differenza di altri che, malati, si sentono soprattutto segnati dalla sfortuna. Mio fratello ha sempre creduto in se stesso e negli altri. Non dimentichiamo che tutto questo gli ha permesso di conoscere Valeria: sua moglie, la madre di suo figlio, il suo medico».
Luigi Zanti è uno degli amici di Alberto fin dai tempi del liceo. «Era sempre un passo avanti, sempre con il gas a manetta - racconta - Lo sconforto è dato dal fatto che, nonostante stesse lottando, ha vissuto quanto gli accadeva in modo talmente energico da fare dimenticare a tutti noi quanto la sua vita fosse a rischio: così, oggi, sembra accaduto qualcosa di inaspettato. Invece tutti i giorni, per lui, sono stati una conquista». «Ha vissuto intensamente - lo ricorda l'amica Sandra Asprea - Ogni aspetto della sua esistenza è stato assaporato e vissuto al massimo. La famiglia, le amicizie, il lavoro, gli impegni: aveva una gran voglia di vivere».
Anche Roberta Fiocchi è incredula. «Conoscevo Alberto dai tempi dell'università e degli scout - racconta - Lo chiamavamo “the lion”, per la sua enorme massa di riccioli biondi. Non posso credere a quello che è successo. Tre anni fa si era sottoposto a una terapia a Seattle, innovativa e molto pesante: allora, avevo avuto davvero paura e, invece, ce l’aveva fatta. Era una persona bella, un uomo di successo: la malattia non lo ha mai ridimensionato. Sembrava invincibile». «Una persona pura che se ne va - è il commento del fotografo Gianluca Pergreffi - Non capivo dove trovasse la forza, l'eleganza. Educato, sincero, un vero amico anche se da pochi anni. Mi diceva spesso che, se fosse arrivato a 50 anni, avrebbe organizzato una grande festa: era consapevole della possibilità di non riuscire a seguire il figlio più a lungo, ma questa consapevolezza si contrapponeva alla voglia di andare avanti».
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