Modena. Fonderie a Navicello, petizione per il No
I comitati mobilitati contro la delocalizzazione, domani il via a Nonantola. Gibertoni (M5S): «La Regione si faccia sentire»
MODENA. Finora la protesta si era limitata ad alcune osservazioni negli incontri pubblici e sulla stampa, mentre il primo cittadino di Nonantola ha detto chiaramente che la vicenda poteva essere gestita in maniera diversa. Ma ora è arrivato il momento di passare alla fase due, quella della raccolta firme: così, mentre l’azienda sta sviluppando il progetto per il 2022, a Nonantola parte la petizione contro il trasferimento a Navicello delle Fonderie riunite di via Zarlati, da tempo al centro di una polemica per le emissioni e gli odori avvertiti dai residenti della Madonnina.
E se la giunta modenese ha proposto all’azienda il trasferimento sulla Nonantolana fra tre anni e mezzo, quando scadrà l’attuale autorizzazione - va però detto che quello che aprirà a Navicello sarà un impianto completamente diverso da quello di via Zarlati, basato sulla tecnologia di oggi e non su quella a carbone degli anni ‘50 - ad annunciare la battaglia sono i comitati Salute e Ambiente di Modena e Nonantola, insieme al neonato comitato “No alle fonderie a Navicello”, che domani mattina saranno già operativi a Nonantola, con un banchetto in piazzale Alessandrini, nell’area del mercato.
TUTTI COMPATTI. Un “no” compatto allo spostamento dell’impianto nella frazione modenese che si trova sulla Nonantolana, dunque, anche perché l’area, come i comitati hanno fatto notare anche all’ultima assemblea della Madonnina, deve già fare i conti con la presenza dell’inceneritore e con quella di diversi impianti industriali. «La giunta di Modena ha indicato Navicello come sito per costruire il nuovo stabilimento - spiegano i comitati - ma noi riteniamo che sia una scelta sbagliata per diversi motivi: prima di tutto, le emissioni delle Fonderie (centinaia di migliaia di metri cubi all’anno) si sommerebbero a quelle dell’inceneritore, che da solo genera oltre un miliardo di metri cubi all’anno di emissioni inquinanti, ovvero 150mila metri cubi per ora. E se le conseguenze negative sulla salute provocate dalle emissioni del termovalorizzatore sono già note - incalzano i comitati - non ci sembra il caso di aggiungerne altre».
SALUTE E AMBIENTE. I rappresentanti di Salute e Ambiente fanno quindi notare che «a Navicello sono già presenti due aziende di zincatura, catalogate al pari delle fonderie come “aziende insalubri”, oltre agli effluvi delle discariche limitrofe che il vento concentra nella medesima zona. L’accumulo degli inquinanti determinerebbe anche un micidiale effetto “cocktail” di molecole organiche e inorganiche differenti fra loro e dannose per la salute dell’uomo e la qualità dell’ambiente. Inoltre - spiegano ancora i comitati - in contraddizione con il principio di “consumo zero” del territorio previsto dalle nuove normative regionali e dal Comune , verrebbe cambiata la destinazione d’uso di oltre 40mila metri quadrati di terreno da agricolo a industriale, stravolgendo in modo irreversibile la vocazione agricola di quel territorio, a danno di altri imprenditori che da anni hanno investito e stanno continuando ad investire». I comitati fanno infine notare che «la trasformazione creerebbe di fatto un comparto siderurgico-metallurgico in piena campagna, a ridosso del fiume Panaro, un elemento fondamentale per la biodiversità, mentre allo stesso tempo aumenterebbe il traffico veicolare proprio nello snodo di Navicello. Situazione già oggi insostenibile - concludono - con chilometri di code ogni giorno in entrambe le direzioni: una ulteriore fonte impressionante di inquinamento da idrocarburi e polveri sottili».
IL CASO IN REGIONE. Nel frattempo, a intervenire sulla delocalizzazione delle Fonderie è il M5S regionale, che con un’interpellanza in viale Aldo Moro ha chiesto alla giunta di intervenire per «cercare una soluzione e far sentire la propria voce. L’assessore Donini - spiega la consigliera modenese Giulia Gibertoni - ha sottolineato che “la questione a cui si fa riferimento è di competenza comunale, per questo abbiamo contattato il Comune di Modena”, sottolineando comunque che “il progetto dovrà ottenere tutte le autorizzazioni”, anche ambientali, per essere valutata idonea. Mi sarebbe piaciuto che la Regione avesse fatto sentire la sua voce - incalza la consigliera M5S - anche se non sua competenza diretta: servirebbe un atteggiamento illuminato per non rischiare di fare il male di un piccolo comune».
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