Gazzetta di Modena

Modena

Lite sulla vecchia discarica Aimag porta i soci a giudizio

Lite sulla vecchia discarica Aimag porta i soci a giudizio

Contenzioso aperto da 230mila euro sull’Ici con i Comuni di Mirandola e Medolla La multiutility non vuole pagare e a distanza di 13 anni ricorre in Cassazione

3 MINUTI DI LETTURA





Medolla e Mirandola sono soci di Aimag, la multiutility che ridistribuisce utili agli stessi suoi soci. Ma Medolla e Mirandola sono anche i due paesi su cui è nata una discarica di Aimag che ha garantito un business importante all’azienda di gestione e che adesso, però, ritiene di non dover pagare l’imposta comunale sugli immobili. E così ci si trova quasi al paradosso in cui Aimag chiama a giudizio coloro che le hanno permesso di nascere. La vicenda affonda le radici nel lontano 2005 e per la quale si parla, tra l’altro, di cifre importanti - 123mila euro per Medolla e 109mila per Mirandola - che i due Comuni dovrebbero incassare proprio per quella discarica.

Ma Aimag non ci sta e da cinque anni ha ingaggiato una battaglia legale, che approderà presto in Cassazione. Per raccontare tutta la storia bisogna però fare un passo all’indietro e fermarsi alla prima notifica quando nella cassetta delle lettere della multiutility arrivano gli avvisi di accertamento, firmati dai due Comuni, per l’Ici compresa nel periodo 2005-10. L’azienda però fa subito ricorso e nel 2013 la Commissione tributaria di Modena accoglie le deduzioni: non bisogna pagare. Mirandola e Medolla però non ci stanno e impugnano la sentenza, portandola davanti alla Commissione tributaria dell’Emilia Romagna che in effetti la ribalta nell’autunno del 2017. Secondo gli esperti i municipi hanno ragione, quei 230mila euro vanno saldati. Tutto finito? Certo che no perché Aimag, forte delle proprie convinzioni, trascina i Comuni nel terzo grado di giudizio. Sarà la Cassazione a dover decretare chi ha ragione.

Tutto verte sulla classificazione della discarica. Per i Comuni, che si rifanno all’accatastamento proposto dall’Agenzia delle Entrate secondo cui - come da precedenze sentenze - i “fabbricati e le aree dotati di autonomia reddituale e utilizzate per attività commerciali e industriali, qual è appunto la gestione dei rifiuti, sono da accatastare in categoria D”. Aimag invece valuta l’area come totalmente esente da Imu (ex Ici).

Mirandola e Mirandola hanno quindi scelto di difendersi, incaricando il dottor Pasquale Mirto in qualità di dirigente responsabile del Servizio tributi dell’Unione e funzionario responsabile del Comune mirandolese. C’è una discriminante che porta i due municipi ad essere possibilisti sulla vittoria e riguarda un accertamento analogo. Perché un’altra vertenza con Aimag, che riguarda l’Ici dell’anno 2011 e l’Imu degli anni dal 2012 al 2015, è stata “decisa dalla Commissione tributaria provinciale di Modena con sentenza del 30 ottobre 2017, la quale a seguito della notifica da parte del Comune non è stata appellata nei successivi 60 giorni ed è quindi passata in giudicato”. E su quei cinque anni Aimag non si è opposta, un dato che secondo i Comuni “dovrebbe esplicare effetti positivi anche per il giudizio di Cassazione”. (fd)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google