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Il sopravvissuto di Capaci: «Il Nord è un terreno fertile»

Il sopravvissuto di Capaci: «Il Nord è un terreno fertile»

CASTELFRANCO. «La lotta alla mafia al sud è senza ombra di dubbio ad un punto ben diverso rispetto alla situazione al nord». A pronunciare queste parole uno degli agenti della scorta del magistrato...

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CASTELFRANCO. «La lotta alla mafia al sud è senza ombra di dubbio ad un punto ben diverso rispetto alla situazione al nord». A pronunciare queste parole uno degli agenti della scorta del magistrato Giovanni Falcone, Angelo Corbo, sopravvissuto alla strage di Capaci del 23 maggio 1992. «La Sicilia, così come la Campania, la Calabria e la Puglia hanno avuto modo di sperimentare in questi anni la violenza della mafia, l’hanno vista e l’hanno toccata con mano. Al nord invece la storia è diversa. Qui si fanno affari con i mafiosi, si costruiscono grandi opere con denaro sporco. I confini tra legalità e illegalità sono senza dubbio ben più sottili e risulta ancora più complesso individuare il problema. Al sud stanno combattendo da anni, al nord la battaglia è appena iniziata».

Corbo, nato e cresciuto a Palermo, dal luglio del 1992 si è trasferito in Toscana dove ha proseguito il proprio lavoro come poliziotto. «Ho collaborato con magistrati e mi sono reso conto di come le regioni del nord siano state negli ultimi anni un terreno molto fertile per far fruttare gli affari della mafia. I mafiosi hanno trovato le porte spalancate. È stato permesso loro di impadronirsi di questi territori». Corbo ha anche spiegato come, a distanza di 26 anni, la verità sull’attentato a Falcone, sia ancora ben lontana dall’essere raggiunta. «Tante le cose non dette, nascoste, taciute. Abbiamo ottenuto una verità parziale. La strada da fare è ancora tanta». (s.d.)

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