Luoghi di culto mascherati «Meglio fare la moschea»
Benatti (Fi) porta il caso in Consiglio: «I video su internet fanno sorgere dubbi Se i centri culturali non sono a norma più giusto un luogo ufficiale e adeguato»
Il tema non è nuovo, è complesso e di non semplice soluzione. Parliamo delle moschee, intese come luoghi preposti allo svolgimento del culto che siano di dimensioni adeguate a contenere anche centinaia di fedeli e dotati di tutti i crismi necessari a garantire la sicurezza di quanti vi si rechino, oltre che un nome che ne rispecchi la destinazione d’uso. A Carpi, è via Unione Sovietica a ospitare i tre centri culturali all’interno dei quali si pratica la fede musulmana. Ma questi sono, in realtà, spazi non del tutto idonei, cui si aggiungono garage, magazzini, capannoni e appartamenti all’interno dei quali è incalcolabile il numero di persone che si ritrovano a pregare.
Sull’argomento si è espresso, di recente, il consigliere di Forza Italia Roberto Benatti. «A Carpi esistono moschee? Dieci anni fa, l’Amministrazione ci disse ufficialmente di no - spiega - Avevamo sollevato dubbi in Consiglio comunale e ci venne risposto tramite la lettura di un verbale della polizia municipale che spiegava come gli agenti, entrati per un sopralluogo in via Unione Sovietica dopo tre o quattro tentativi di accesso, avessero constatato la presenza di 23 persone inginocchiate davanti a un uomo che parlava loro in lingua straniera. Non ravvisarono gli estremi per dire che si trattava di attività di culto. Cos’era, allora? Oggi, nell’era della tecnologia, è più difficile tenere nascoste le cose: ci sono decine di video su YouTube relativi a evidenti attività di culto a Carpi, così come le moschee sono censite nelle mappe di Google».
Per Benatti la questione è prettamente regolamentare. «Se in questi luoghi si svolge un’attività di culto, se ne devono rispettare le regole - sottolinea - ma fino a che il Comune non impedirà di fare queste cose in barba alla legge, chi sta dall’altra parte non chiederà ma di avere un luogo di culto ufficiale. Ciò, invece, va fatto nel rispetto delle regole e della dignità umana».
È con un lungo post su Facebook che Benatti, nei giorni scorsi, si è rivolto al sindaco Bellelli chiedendogli se sia a conoscenza della situazione delle moschee in città e se abbia fatto tutti i controlli necessari. «Rispettano le norme in termini di destinazioni d’uso dei locali, volumetria, numero massimo dei presenti, impianti, bagni, estintori, accesso per i disabili, uscite d’emergenza, scale antincendio? - scrive il consigliere sollevando una questione, oltre che burocratica, anche di natura morale - È dignitoso che persone debbano esercitare il proprio culto di nascosto, nonostante si parli di integrazione e accoglienza? E che si neghi loro la possibilità di avere una convivenza serena e integrata nel condominio, nel quartiere, nella città?».
Una vera e propria moschea a Carpi è la proposta di Benatti. Se ne potrebbe parlare a breve: il consigliere, infatti, ha presentato un’interpellanza al riguardo e proposto al presidente del Consiglio, Davide Dalle Ave, di organizzare un Consiglio tematico nell’ambito del quale si possano chiarire gli elementi fondamentali della questione.
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