Maxi truffa per 10 milioni Coinvolto un sestolese
È il 40enne arrestato lunedì perché trovato con un falso passaporto del Congo Indagato dalla Procura di Roma in un’inchiesta che riguarda ventisei persone
SESTOLA. È indagato nell’ambito di una maxi inchiesta della Procura di Roma il 40enne sestolese (ma originario di Sassuolo) P.M. arrestato lunedì dai carabinieri della locale stazione e da quelli del Norm di Pavullo per la detenzione di un passaporto falso del Congo.
La perquisizione domiciliare era stata delegata dalla Procura di Roma proprio nell’ambito di questa vasta indagine denominata “Prova a prendermi” condotta dai carabinieri della stazione Roma San Lorenzo in Lucina, i cui elementi principali sono stati resi noti ieri. Quella di Sestola è stata l’unica perquisizione disposta (sotto l’egida della Dda) nel Modenese, le altre hanno riguardato le province di Roma, Napoli, Caserta, Grosseto, Bologna, Novara e Brescia.
Gli indagati sono 26, a vario titolo per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe nazionali e internazionali, furto, falsi in atto pubblico e privato, riciclaggio internazionale. Si fingevano vicino al Vaticano e a fondi lussemburghesi, sono accusati di 23 truffe consumate e 45 tentate, per guadagni illeciti di oltre 10 milioni. Non è ancora chiaro il ruolo avuto da P.M., che dai primi riscontri non parrebbe di primo piano: l’arresto di lunedì (peraltro seguito da scarcerazione a Modena in attesa di processo) è stato solo per il documento falso, per il resto resta solo un “semplice” indagato senza restrizioni. Comunque, l’indagine partita nel marzo 2017 ha individuato due principali sodalizi criminali, con base a Roma e operanti in tutta Italia e all’estero, composto da cittadini italiani, del Camerun, della Nigeria e dell’Afghanistan, specializzati in truffe finanziarie e immobiliari, ma anche di compravendita di opere d’arte e metalli preziosi falsi.
I modus operandi erano diversi e anche fantasiosi. In alcuni casi i truffatori si proponevano di aiutare società estere a ottenere prestiti per milioni fingendo di reperire garanzie bancarie. In altri si spacciavano per appartenenti al Vaticano, e offrivano alle vittime la possibilità di acquistare (sempre per milioni) opere d’arte, a patto di fare una donazione in contanti ad una onlus fittizia. In altri casi ancora, qualificandosi come funzionari di banche italiane, si offrivano di far rientrare capitali dall’estero senza pagare le tasse. Le perquisizioni dei carabinieri hanno portato al sequestro, tra gli altri, di un assegno da 5 milioni emesso da una banca francese, 9mila euro in contanti, 3 milioni di banconote con la scritta fac-simile, documenti falsi come appunto il passaporto scoperto dai carabinieri di Pavullo, timbri vari e carta intestata allo Ior. Perfino un abito talare usato per il travestimento da prete, e diverse armi bianche: coltelli a serramanico, spade e addirittura scimitarre.
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