Modena, Festa della Musica in carcere: Quando il rock significa libertà
Concerto in carcere con la Sing Sing Band dei detenuti e i Modena City Ramblers
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«Viva la libertà». La voce s’è levata ieri sera al campo sportivo del Sant’Anna. Un singolo appello cresciuto tanto da diventare un coro, un condiviso segnale di speranza.
Trascinati dalle note, i detenuti più partecipi hanno dimenticato le sbarre, i secondini, le mura. «Tra pochi giorni sarai libero», cantavano all’unisono dal prato e sul camion-palco di Rock No War.
L’associazione ha dato vita al progetto “Rock is free(dom)”, loro l’hanno reso realtà. Insieme hanno costruito la Sing Sing Band, esibitasi ieri in occasione della Giornata Internazionale della Musica. Gli acuti mozzafiato di Christian in “Ragazzo instabile” hanno aperto le porte al duetto rap “Domani ne parliamo” tra il cantante e Vincenzo.
Dj Tsunami ha duettato con il piano di Natalino Di Mezzo e il flauto di Franco D’Aniello in un ritmo travolgente, assist in note per l’ormai classico “Sant’Anna, Sant’Anna”.
Una canzone con strofe in arabo per risaltare la multiculturalità del gruppo, notata da un’altra compagine musicale.
I lettori più attenti si saranno accorti della presenza del flautista dei Modena City Ramblers. D’Aniello ha condiviso «la bellissima esperienza» con Roberto Zeno, Davide Morandi e Leonardo Sgavetti. Scambiatisi strette di mano e consigli con i ragazzi di Sing Sing, i MCR sono saliti sul palco e hanno esordito con “Ahmed l’Ambulante” prima d’intonare “I cento passi”. Persone di varie etnie ballavano e cantavano sotto al palco, impersonando le parole «La tua vita adesso puoi cambiare solo se disposto a camminare».
Dall’ambientazione siciliana e dal sacrificio di Peppino Impastato s’è passati così alla terra emiliana e al desiderio di cambiamento interiore. Non tutti hanno affrontato il concerto con questo spirito.
In quel momento sotto il palco c’erano circa centocinquanta detenuti degli oltre quattrocento che erano attesi.
Sono rimasti dietro le sbarre e non tutti i presenti erano coinvolti dal ritmo. Chi s’è lasciato accarezzare dalla musica. «È stata un’esperienza di rinascita», ha garantito Christian, l’artista-conduttore sul palco. Il passato rischia di essere il tempo con cui sarà indicato il progetto, di fatto conclusosi ieri. «C’era stato richiesto dall’autorità carceraria - ha ricordato Giorgio Amadessi, presidente della Onlus - e se ci chiederanno di fare qualcosa Rock No War è sicuramente disponibile». Una possibilità desiderata dagli interpreti della band il cui nome ricorda il penitenziario statunitense, salvo racchiudere un doppio imperativo inglese: “Canta, canta”.
«Mi auguro di tutto cuore di continuare anche fuori di qui», l’auspicio di Christian. Allo studio un piano B. «Possiamo vedere anche di organizzare un corso di musica vero e proprio con un saggio finale», ha anticipato Natalino Di Mezzo. L’insegnante-musicista segue il gruppo e s’è mosso con cadenze feline alla tastiera sia con i Sing Sing sia con la President Band di cui fa parte e il sax di Andrea Poltronieri.
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