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Andrea Cattabriga il candidato a Seta per un’azienda nuova

Andrea Cattabriga il candidato a Seta per un’azienda nuova

È in lizza per la poltrona da presidente, sceglierà Muzzarelli «Modello da cambiare, più rispetto per tutti i lavoratori»

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Giovedì in consiglio comunale l’assessore Alessandra Filippi ha confermato che entro pochi giorni si conosceranno i nomi della prossima dirigenza di Seta, l’azienda trasporti per la quale spetta, di fatto, a Muzzarelli la scelta del presidente.

Tra i candidati c’è Andrea Cattabriga, dirigente del comparto ceramico, prossimo alla pensione, ma con la voglia di mettersi ancora in gioco a 62 anni: «L’idea è quella di restituire alla società tempo ed esperienza».

Perché ha pensato a Seta?

«È un’azienda di tutti i cittadini e con le scelte che si troverà a dover compiere si influirà sulla qualità della vita dei modenesi. Io spero lo si possa fare positivamente, con un’idea di azienda che deve cambiare».

Anche il consiglio comunale ha espresso chiaramente la volontà del cambiamento.

«Il modello di gestione delle persone va radicalmente cambiato. Va risolta e conclusa positivamente la vertenza sindacale aperta da troppo tempo».

Dice così perché è stato un sindacalista?

«Dico così perché nelle aziende il primo valore sono le persone. Sono stato per anni segretario della Fiom Cgil, ho seguito le grandi vertenze degli anni Ottanta e so cosa significa stare dall’altra parte. Il clima interno di Seta va migliorato e vanno date risposte: ci vuole dignità, rispetto e considerazioni per tutti i lavoratori dell’azienda».

Lo sa che di questi tempi la poltrona di Seta non è proprio la più invidiata?

«Lo immagino, viste le tante difficoltà anche sul piano tecnico. I guasti e gli incendi sono fatti gravi ed è chiaro che si deve intervenire. Il rinnovo del parco veicoli va accelerato e i mezzi più obsoleti vanno fermati, cercando di rendere virtuosa la capacità che Modena ha sul piano tecnico: qui c’è un centro di eccellenza che da sempre ha fatto scuola anche per le altre aziende nella riparazione, torniamo a sfruttare questa attitudine».

Dice “nostra” ma Seta comprende anche Reggio e Piacenza.

«È innegabile che Modena è il cuore, poi è chiaro che l’unione ha un significato profondo anche per le altre città, ma non dobbiamo cadere nel tranello che azienda unica significhi anche abbandono delle singole e diverse esigenze territoriali. Questo non deve mai accadere».

Un’idea nuova che vorrebbe portare a Seta?

«Sviluppare progetti per una discriminazione positiva in favore delle donne, la predisposizione vera e propria di uno sviluppo organizzativo interno volto anche alla carriera della componente femminile, rispettando esigenze come quella della maternità».

Con Muzzarelli ha parlato?

«No, ma forse è meglio e giusto così. la mia è una candidatura tecnica, di esperienza aziendale, di servizio. Non ho tessere di partito».

Se toccherà a lei, però, sarà scelto dalla politica e andrà a percepire uno stipendio.

«Avrò la mia pensione. Per questo ho deciso, se sarò scelto, che il 70 per cento del compenso da amministratore vada devoluto per il sostegno a borse di studio e tirocini formativi per giovani studenti bisognosi e meritevoli, con una quota anche per i dipendenti di Seta».

Davide Berti

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