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Caso Aquarius, parla il medico modenese: «Non siamo trafficanti, salviamo vite»

di Davide Berti
Caso Aquarius, parla il medico modenese: «Non siamo trafficanti, salviamo vite»

Claudia Lodesani è presidente di Medici Senza Frontiere: «Le persone messe in gioco dalla politica» 

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Gli occhi sono ancora a Valencia, allo sbarco dell’Aquarius. Il cuore nello Yemen, dove è appena stato bombardato un centro di cura per il colera. La mente è già al prossimo soccorso in mare. Claudia Lodesani, medico modenese di 46 anni e presidente di Medici Senza Frontiere Italia, è rientrata in Sicilia dopo aver seguito da vicino l’approdo in Spagna dei 629 migranti e dell’equipaggio. Il suo telefono da giorni sembra impazzito. Non ha un profilo Facebook, gli amici le girano commenti e invettive che animano i social dove il complimento migliore è l’appellativo di “vicescafisti”. Proprio a loro che erano abituati a sentirsi chiamare “angeli”.

Più amareggiata o arrabbiata?

«Direi piuttosto preoccupata nel vedere la vita umana messa in gioco per dispute politiche. Non ci siamo mai sentiti angeli, siamo solo persone normali che hanno come obiettivo la salvezza di chi si trova in situazioni di pericolo. Fa male sentirsi giudicati per questo, ma oggi sembra facile stravolgere la realtà».

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A cosa si riferisce?

«Alla strumentalizzazione del nostro operato, alla ricostruzione faziosa che è stata fatta in questa circostanza dalla politica. Le Ong danno fastidio perché spesso sono le uniche testimoni di vicende scomode».

L’Aquarius, questa volta, lo hanno visto tutti.

«Sì, ma qualcuno lo ha usato. Fino a quando i politici non capiranno che l’obiettivo su cui riflettere non deve essere lo sbarco, e quindi il porto chiuso come soluzione, ma una nuova politica di integrazione a monte, continueremo a parlare inutilmente e a dover salvare vite mettendo tutti a rischio».

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Vi siete sentiti dei fuorilegge?

«Forse qualcuno si dimentica che siamo sempre coordinati dalla Guardia Costiera, gli approdi non li decidiamo noi e più di 400 persone sono state trasbordate dalla loro imbarcazione alla nostra, una cosa che accade quasi abitualmente. Vogliamo considerare la Guardia Costiera Italiana fuorilegge?».

Considera Aquarius una vicenda chiusa?

«Non è finita, vedremo cosa succederà al prossimo soccorso. Ma questa storia ha segnato uno spartiacque dove tutti ne sono usciti sconfitti».

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Anche voi di Medici Senza Frontiere?

«Siamo operatori umanitari come tanti altri e vedere sfruttare la vita umana è sempre una sconfitta. Hanno perso i migranti, che vengono da guerra e miseria e sono stati in mare una settimana in più. Ha perso l’equipaggio, che ha dovuto lavorare in situazioni di forte stress. Ha perso la politica perché, ripeto, chiudere i porti non è la soluzione e garantire l’approdo nel porto sicuro più vicino è una garanzia stabilita dalla legge. Con il caso Aquarius, oltre a mettere a rischio più di 600 persone, si è impedito anche a tre imbarcazioni - quelle dirottate a Valencia - di essere nella zona di intervento nei nostri mari per diversi giorni».

Il ministro Matteo Salvini ha detto che le Ong aiutano il traffico di esseri umani.

«Il traffico esiste, inutile negarlo. E continuerà ad esistere fino a quando non ci saranno vie legali per chi cerca protezione in Europa, questo deve capire la politica. Medici Senza Frontiere è scesa in mare nel maggio del 2015 per rispondere a un inaccettabile numero di morti in mare, 1200 in due settimane nell'aprile 2015, dopo la chiusura dell'operazione italiana Mare Nostrum. Abbiamo colmato un vuoto. Quanto al giudizio sul nostro operato…».

Trafficante glielo avevano mai detto?

«Può anche darsi, ma non è questo che importa. Cosa dovremmo fare? Lasciarli annegare? Il ministro dell’Interno non può passare sulla vita delle persone per affermare la sua politica. Eppure c’è un lato positivo anche in questa vicenda: vedere le tante manifestazioni di solidarietà nate spontaneamente in tutta Italia. Ne abbiamo contate più di quaranta, abbiamo ricevuto lettere e apprezzamenti da sindaci e da cittadini comuni che ringrazio. Mi tengo tutto questo per dirmi che è necessario andare avanti per dare un messaggio di speranza e continuare a salvare vite umane».

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Intanto la Procura di Palermo ha chiesto l’archiviazione per le accuse di favoreggiamento alle Ong.

«E’ la dimostrazione che tutto ciò che stiamo dicendo ha un fondamento. La magistratura ha appurato i fatti e ci ha dato ragione. Quanto al resto, nei nostri confronti c’è stata una criminalizzazione faziosa».

Oggi all’Europa cosa vuole dire?

«Il disinteresse degli stati europei fino ad oggi è stato evidente e noi di Medici Senza Frontiere abbiamo rinunciato da anni ai finanziamenti che arrivano da Bruxelles, proprio perché tutto quello che è accoglienza in Europa non funziona. Auspichiamo un cambio di rotta. La Convenzione di Dublino va rivista, così come la politica sull’immigrazione che necessita di un impegno condiviso per garantire legalità, non solo a parole. Le chiusure, i muri, i confini, non aiutano l’accoglienza e l’integrazione. La gente non smetterà di venire. Negli stessi giorni dell’Aquarius è stato bombardato un centro di cura per il colera nello Yemen. Nessuno ne ha parlato. Ecco, uno sguardo più approfondito a quanto succede all’estero, alle condizioni disumane di certi Paesi, servirebbe a capire meglio le motivazioni che spingono i migranti ad indirizzarsi verso l’Europa».

Se continuerà la politica dei porti chiusi cosa succederà?

«Il rischio che il numero dei morti cresca diventerà una certezza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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