Il Comune preso in contropiede «Speravamo di arrivare prima...»
«Sul cavallo di Paladino siamo arrivati tardi anche se non va abbandonata la speranza di riportarlo un giorno nel luogo dove è nato», ammette l’amministrazione comunale che ora tenta di correre ai...
«Sul cavallo di Paladino siamo arrivati tardi anche se non va abbandonata la speranza di riportarlo un giorno nel luogo dove è nato», ammette l’amministrazione comunale che ora tenta di correre ai ripari annunciando l’eventuale posizionamento di altre opere nell’area presto “orfana” della celebre scultura in bronzo.
La vendita di Mazzoli, dopo oltre due anni e mezzo di comodato gratuito concesso al Comune dal gallerista in piazzetta delle Paltadore, ha preso in contropiede l’amministrazione.
Oggi il vicesindaco Gianpietro Cavazza, che fino a due giorni fa diceva pubblicamente di essere pronto a sostenere una colletta per acquistate il Cavallo già venduto a Lucchese, ammette di sapere da una settimana che il proprietario era cambiato. Non si capisce, dunque, a cosa sarebbe servita la colletta: «Sapevamo che Mazzoli era intenzionato a vendere l’opera - spiega Cavazza - nel caso la città non avesse deciso di acquistarla. La comunicazione ufficiale della cessione dell’opera ci è arrivata il 15 giugno. Mazzoli è stato molto generoso con il Comune e la città, lasciando il cavallo a disposizione per quasi tre anni. E noi gliene siamo grati. Le polemiche contro il gallerista non sono venute e non verranno da noi, vengono da altri. Anzi, mi faccia ricordare che noi per primi siamo stati bersaglio di attacchi di ogni genere per questa collaborazione e per la fiducia che abbiamo assegnato al signor Mazzoli ai tempi della mostra il Manichino della storia». A sentire il gallerista, sindaco Muzzarelli e Cavazza medesimo sono stati in contatto con Mazzoli fino a pochi giorni fa: con la vendita ormai effettuata alla Florim di Fiorano forse non aveva senso annunciare (lo ha fatto Pd, ma l’ha sostenuto appunto Cavazza dunque la giunta) una ipotesi del crowd funding.
«Stavamo lavorando - continua Cavazza - a questa possibilità da tempo e speravamo di arrivare a fare una proposta al signor Mazzoli entro la fine di luglio (il comodato gratuito in essere scade il 31 luglio, ndr.). Dopo aver ottenuto la disponibilità di alcuni soggetti economici a contribuire, il 13 giugno scorso abbiamo inserito l’oggetto nella seduta del Tavolo per la Crescita che si è svolto il giorno 18. In quella sede abbiamo trovato l’interesse a far sì che l’opera rimanesse nell’area della ex Manifattura e la disponibilità di diverse organizzazioni a promuovere la raccolta fondi. A quel punto abbiamo subito contattato Mazzoli per capire se c’era ancora una possibilità, ma evidentemente siamo arrivati tardi».
L’amministrazione rivendica di avere agito in modo coerente: «Le polemiche, feroci e persino personali - continua il vice di Muzzarelli e assessore alla cultura - non hanno certo aiutato. Fin da subito, anche in Consiglio, si decise di non impegnare denaro del bilancio comunale e col clima che si era creato non era facile far sorgere entusiasmi privati. Spero solo che chi prima ha sbraitato contro ora non si erga a paladino del Cavallo».
L’opera di Paladino dava un senso “metafisico” alla zona: «L’area perde un’opera d’arte termina Cavazza - ma continueremo comunque a lavorare per la riqualificazione di tutto il comparto e vedremo che opere si potranno eventualmente inserire. Non va comunque abbandonata la speranza di riportare un giorno il Cavallo di Modena nella sua giusta collocazione». (s.l.)
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